Grazie agli amici di Terremoti di carta

Grazie agli incontri tenuti l’anno scorso, nell’ambito dell’iniziativa “Dall’opera all’opera”, ho potuto sviluppare alcune idee su Gertrude e Dorian Gray e trarne un breve articolo che è stao pubblicato e si può trovare facilemte all’indirizzo www.oprs.it, cercando il notiziario “psicologi e psicologia in Sicilia”, anno XII, novembre 2009, pp. 34-39.
Francesco

Corso di scrittura creativa e lettura consapevole per coordinatori del martedì: verbo “navigare”

Ai presenti sono state poste innanzi, una alla volta 3 tipi di immagini che vertevano sul verbo “navigare”: per prima, l’immagine di un uomo sulla barca che guarda il mare calmo e il tramonto all’orizzonte; è stato chiesto loro di domandarsi, e conseguentemente di mettere per iscritto chi, secondo loro, potesse essere quest’uomo, quale il suo nome, quale la sua meta, se fosse solo o vi fosse qualcun altro al di fuori dell’inquadratura, quale il suo stato mentale, se avesse pianificato o meno quella uscita in barca o ci si fosse trovato suo malgrado. La caratteristica comune che è emersa è il senso di serenità, pace e tranquillità che riscontravano nello scenario e nell’uomo stesso che si trovava a contemplarlo. C’è chi ha visto in lui (l’uomo dai nomi quali Carlo, Renato, Giovanni, John, o senza un particolare nome) un lavoratore o un imprenditore stanco e stressato dal lavoro che finalmente si concede il suo momento di relax o di fuga sulla sua barca, un momento quindi pianificato nei minimi particolari; c’è chi ha visto qualcuno al suo fianco, sia che fosse una compagna che ne condividesse l’avventura (un’avventura al contempo eccitante e che incute paura, l’eccitazione e la paura dell’ignoto insieme), sia che fosse una donna ormai perduta e ricercata nei ricordi grazie alla pace e alla nostalgia che questo contesto ispirano; certo è che, sull’onda del momento o sull’onda dei ricordi che fosse, ognuno di questi uomini era alla ricerca di pace, interiore o esteriore che fosse.

La seconda immagine presentata riguardava un’altro tipo di “navigazione”, ovvero la navigazione su internet. Era, infatti, l’immagine di una pagina di ricerca su Google, con la Google bar in primo piano, google bar su cui i presenti avrebbero dovuto immaginare di digitare una parola che volessero ricercare, su cui volessero trovare delle informazioni o delle immagini o dei link. Il compito era proprio quello di scrivere in merito al risultato della ricerca una volta immessa quella data parola nella barra di ricerca suddetta. Cosa intendevano cercare? E per quale scopo? A scopo informativo, magari per motivi di lavoro, o a scopo ludico? Intendevano condividere o comunicare a qualcuno il risultato di quella ricerca? Questo esercizio ha creato un pò di disorientamento, non tanto dovuto alla mancanza di familiarietà con il computer, quanto al non riuscire a capire come impostare la cosa, cosa di fatto dovere scrivere. Infatti, alcuni presenti si sono fermati ad un discorso di tipo generale, chi ha immaginato di desiderare di mettersi al computer per cercare qualcosa ma, pressato dalle priorità familiari e domestiche, non è riuscito ad accedere al mezzo; chi si è soffermato sull’eccitazione dell’attività in sè, la possibilità di cercare su internet le cose più interessanti e disparate ma anche il pericolo che questa ricerca a tutto campo può comportare; chi, con una riflessione più complessa e metaforica, ha visto il viaggio su internet come un viaggio da un lato seducente ed eccitante, dall’altro irto di pericoli, come una sorta di Odissea moderna e colui che si appresta al suo “viaggio” su internet come una sorta di redivivo Ulisse; chi invece, andando più nello specifico, ha cercato delle immagini, immagini di angeli, delfini e fate, chi , insieme al proprio nipotino, ha cercato delle informazioni per una ricerca da portare a scuola (condividendo quindi l’informazione ricercata), chi, nell’immettere nella Google bar le parole “amore+perduto” è stato poi sedotto da un amore “perduto” quale quello fra Amore e Psiche, con tanto di immagini della scultura omonima e testo.

Infine, l’ultima immagine avrebbe dovuto riguardare un ultimo tipo di navigazione, quella offerta dal navigatore satellitare, su cui i presenti avrebbero dovuto immaginare un’ipotetica rotta, diretti chissà verso dove, provenienti chissà da dove e ognuno con un proprio percorso più o meno lungo, più o meno tortuoso, più o meno denso di pause. Sfortunatamente, non vi è stato tempo nè quindi modo di trattare la cosa, in realtà con un evidente sospiro di sollievo da parte di molti dei presenti, già abbastanza disorientati dall’esercizio precedente.

Che la festa cominci (N. Ammaniti)

E’ la storia di una festa organizzata a Roma da un rozzo self-made-man, che vuole dimostrare agli italiani che cosa si può fare con una barca di soldi. Alla festa ci sono tutti, ma proprio tutti i Vip del mondo dello spettacolo, dello sport e della cultura. Tra gli invitati riesce ad imbucarsi un gruppo di sedicenti satanisti sfigati provenienti da un paese della provincia. Scopo dell’intrusione: attuare un’azione che li faccia uscire dall’anonimato. Luogo dell’evento Villa Ada, comprata dal riccone e trasformata per l’occasione in un parco-zoo. La festa comincia ma avrà un’imprevedibile evoluzione a causa dell’entrata in scena di altri stranissimi esseri.

Come in tutti i libri di Ammaniti anche in “Che la festa cominci” troviamo una carrellata di personaggi ai limiti del surreale che per certi versi ricordano molto il suo primo romanzo: Branchie. La cosa che mi colpisce sempre, nelle storie di Ammaniti, è la totale assenza di morale dei personaggi, o meglio, una morale totalmente ribaltata. E’ raro che i buoni ne escano vittoriosi, e dicendo ciò penso alla professoressa di un altro suo romanzo, “Ti prendo e ti porto via”, e alla sua macabra fine.
In questa storia quello che sembra l’eroe positivo, lo scrittore rampante e senza scrupoli Fabrizio Ciba, che sembra mettersi in discussione e volgere la sua vita verso valori fino ad allora messi da parte, finisce per cedere ai compromessi nel nome del successo e della fama. L’antagonista invece, l’eroe negativo, Mantos alias Saverio, il fallito che ha sempre sopportato a testa bassa le umiliazioni, il disprezzo della moglie e che attraverso la creazione della setta satanica cerca di dare una svolta alla sua vita, alla fine si redime anche se quasi involontariamente.
Le cose da dire sarebbero infinite ma mi dispiacerebbe togliere la sorpresa a chi volesse leggerlo.
Insomma ancora una volta Ammaniti non mi ha deluso: divertente, dissacrante e intelligente. Da leggere!
Lagilina

“Itaca” di Kostandinos Kavafis

“ITACA”

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrígoni e i Ciclopi
o Posidone incollerito: mai
troverai tali mostri sulla via,
se resta il tuo pensiero alto, e squisita
è l’emozione che ti tocca il cuore
e il corpo. Nè Lestrígoni o Ciclopi
nè Posidone asprigno incontrerai,
se non li rechi dentro, nel tuo cuore,
se non li drizza il cuore innanzi a te.

Fa voti che ti sia lunga la via.
E siano tanti i mattini d’estate
che ti vedano entrare (e con che gioia
allegra!) in porti sconosciuti prima.
Fa scalo negli empori dei Fenici,
per acquistare bella mercanzia,
madrepore e coralli, ebani e ambre,
voluttuosi aromi d’ogni sorta,
quanti più puoi voluttuosi aromi.
Rècati in molte città dell’Egitto,
a imparare dai sapienti.

Itaca tieni sempre nella mente.
La tua sorte ti segna a quell’approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all’isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.

Itaca t’ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti più.

E se la trovi povera, Itaca non t’ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un’Itaca.

Kostandinos Kavafis

 

Ho deciso di ripubblicare  questa stupenda poesia (tra le preferite di Lagilina) già condivisa nell’ultimo incontro con l’augurio a ciascuno di apprendere il più possibile durante il nostro “viaggio” letterario, tenendo sempre presente il sentimento forte e deciso ed il desiderio di conoscenza che porterà a destinazione.   (Carlo)

Report officina di lettura consapevole di Giovedì 21 Gennaio

 Il laboratorio di lettura consapevole di questa settimana aveva per tema il verbo “Navigare”. Nella serata appena trascorsa sono stati letti e condivisi i seguenti testi portati da ciascun partecipante:

-  “L’isola misteriosa”  (un episodio della Guerra di Secessione) – Giulio Verne

-  “Dolce come il miele” (Per dare più sapore alla tua vita vai dove ti portano le ali) – John Penberthy

-  “Ulisse” – Umberto Saba               

-   Pensiero d’amore – Pablo Neruda*

-  “Relitto” – Anonimo

-  “Itaca” – Kostandinos Kavafis

-  “Onde Marine” – Elisa Pino

-   Disegno di un veliero tratto da un libro di Arte Navale – F. Imperato

-   Modellino di una barchetta

-   Acquerello (1987) di un barcone – Gianni Biondo

                                   (commento di A. P. “Sulle rive del biondo Tevere…in sosta vietata” :)  )

 

 

 

      * “Oh invadimi con la tua bocca bruciante,
          indagami, se vuoi, coi tuoi occhi notturni,
          ma lasciami nel tuo nome navigare e dormire.”
                                                                                  
  – PABLO NERUDA –

                                                                          “..a tutte le donne del corso :)..”

 

 

Il prossimo incontro sarà Giovedì 4 Febbraio ore 20.30-22.00.

(Carlo)

Naviganti

Naviganti

Siamo stati naviganti
con l’acqua alla gola
e in tutto questo bell’andare
quello che ci consola
è che siamo stati lontani
e siamo stati anche bene
e siamo stati vicini
e siamo stati insieme.

Siamo stati contadini noi due
senza conoscere la terra
e piccoli soldati
senza amare la guerra,
ci hanno mandati lontano
senza spiegarci bene
e siamo stati male,
ma siamo ancora insieme.

Grandi corridori di corse in salita
che alzavano la testa dal manubrio
per vedere se fosse finita,
allenati alla corsa
allenati alla gara
e preparati a cadere
e a tutto quello che s’impara,
innamorati della sera
innamorati della luna
conoscitori della notte
senza averne paura,
innamorati di quel fiore
che non vuole mai dire:
ecco, è tutto finito
e bisogna partire.

Ma ora è il momento
di mettersi a dormire
lasciando scivolare il libro che
ci ha aiutati a capire
che basta un filo di vento
per venirci a guidare
perché siamo naviganti
senza navigare
mai.

http://www.youtube.com/watch?v=nVa4WoRisPE

Francesca G. dalla sua isola in mezzo alla neve… ;-)

SONO FUORI TEMA ??????

SONO FUORI TEMA ?

…ASSENTE, MA DILIGENTE ;-)

IL PIU’ BELLO DEI MARI

Il più bello dei mari
é quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non é ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.

Nazim Hikmet featuring  DY2B612  

Con affetto da Pisa…con nostalgia del mare

Ho letto la tematica che state trattando e mi son lasciata coinvolgere. Dedico questa a tutti voi.

Gente di mare

A noi che siamo gente di pianura
navigatori esperti di citta’
Il mare ci fa sempre un po paura
Per quella idea di troppa liberta’
.
Eppure abbiamo il sale nei capelli
Del mare abbimo le profondita’
E donne infreddolite negli scialli
Che aspettano che cosa non si sa

Gente di mare che se ne va
Dove gli pare, dove non sa
Gente che muore di nostalgia
Ma quando torna dopo un giorno muore
Per la voglia di andare via.

(Gente di mare)
E quando ci fermiamo sulla riva
(Gente di mare)
Lo sguardo all’ orizzonte se ne va
(Gente di mare)
Portandoci i pensieri alla deriva
Per quell’ idea di troppa liberta’

Gente di mare che se ne va
Dove gli pare, dove non sa
Gente corsara che non c’e’ piu’
Gente lontana che porta nel cuore
Questo grande fratello blu

Al di la’ del mare, c’ e’ qualcuno che
C’e’ qualcuno che non sa niente di te

Gente di mare che se ne va
Dove gli pare, dove non sa
Noi prigionieri in queste citta’
Viviamo sempre di oggi e di ieri
Inchiodati alla realta’…
E la gente di mare va..

Gente di mare che se ne va (che se ne va)
Dove gli pare, dove non sa (ma dove non sa)
Noi prigionieri in queste grandi citta’
Viviamo sempre di oggi e di ieri
Inchiodati alla realta’…
E la gente di mare va…

Report officina di scrittura creativa di giovedì 14 Gennaio

La prima officina  del 2010  si è svolta il 14 Gennaio scorso, ponendo come  tema su cui soffermarsi il verbo “Navigare”. Infatti sono stati letti a tal proposito alcuni passi della ingente opera  di Clive Staples Lewis “Le Cronache di Narnia” ed in particolare quelli del volume contenente “Il viaggio del veliero”, dove i due fratelli più giovani dei racconti precedenti, Lucy ed Edmund Pevensie, sono mandati in vacanza presso l’abitazione del loro odioso cugino Eustachio Clarence Scrubb. Quest’ultimo, che è un tipo egocentrico, crede di avere sempre ragione ed è veramente insopportabile, alcune volte ha sentito i suoi due cugini parlare di Narnia e non fa altro che deriderli per queste loro strane fantasie. Nelle pagine lette giovedì sera Edmund e Lucy si trovano nella casa dei loro zii, e  l’unica cosa che trovano interessante è un quadro. Non fanno altro che fissare quella cornice che racchiude una scena che a loro ricorda Narnia, infatti vi è raffigurato il Veliero dell’Alba che solca le onde di un mare leggermente agitato. Eustachio li sorprende ad osservare intenti il dipinto mentre parlano di Narnia, e non fa in tempo a prenderli in giro che una forza misteriosa trascina tutti loro nella scena raffigurata…  A questo punto la lettura viene interrotta assegnando a  tutti i ragazzi dell’officina il compito di continuare il racconto ciascuno  secondo la propria vena creativa, interpretando quest’ultima immagine secondo linee diverse e fornendo chiavi di lettura  contrastanti. In seguito sono state lette le versioni originali dei partecipanti che, pur avendo un unico filo conduttore, hanno mostrato i tre protagonisti (ed in particolare la figura del cugino Eustachio) secondo sfaccettature diverse spaziando da un profilo marcatamente tragicomico ad uno più avvincente ed enigmatico, ed ancora  da uno stile moralistico ad un genere thriller.  Dopo l’analisi di tutti i racconti è stato infine dato seguito alla lettura delle pagine del libro per chiarire lo svolgimento dei fatti inerenti all’episodio narrativo secondo le parole dell’autore ; [i tre ragazzini si trovano in mare, e l'equipaggio del veliero riesce in tempo a tirarli su, salvandoli dalle profonde acque di un mare immenso.Lucy ed Edmund riconoscono Caspian, il Re di Narnia che aiutarono in un non lontano passato, e il coraggioso topo Ripicì.Con loro viaggeranno per i mari alla scoperta di nuove terre e alla ricerca di alcuni uomini dispersi da anni.Eustachio renderà il viaggio quasi insopportabile con le sue lagne, ma ben presto le avventure, che lo vedranno come protagonista, cambieranno radicalmente il suo carattere e la considerazione dei suoi compagni di viaggio (cugini compresi).....] .

Il prossimo incontro si terrà giovedì 21 Gennaio sempre ore 20:30. Sarà un laboratorio di lettura consapevole e ciascuno dei partecipanti dovrà portare un testo, una canzone o un quadro che rappresenti o contenga il verbo “Navigare”. 

un saluto a tutti i terremotini!    (Carlo)

Promemoria

Finalmente il tanto sospirato 2010 è cominciato e la prossima settimana ricominceranno anche i nostri laboratori. Tema di inizio anno è “Navigare” e sono sicura che darà molto da fare ai noistri pensieri, alle nostre riflessioni e soprattutto alle nostre… azioni.
Giovedì 14 gennaio alle ore 20.30 salpiamo con l’officina di scrittura creativa festeggiando anche un’avventura cominciata nel 2007. Terremoti di Carta inizia il suo quarto anno.
Buon viaggio
Nancy

Un Natale Speciale

Ore 17:00 Villaggio Turistico Le Dune di Messina.
Un gruppo ristretto ma decisamente molto ben rappresentato dei Terremoti di Carta fa il suo ingresso nel villaggio con la stessa emozione e curiosità di chi guarda un presepe vivente per la prima volta. Sembra esserci poca gente ma nel tempo di circa un’ora sbucano bambini dalle casette del villaggio. Sono ormai abituati alla presenza di estranei. Fanno gli onori di casa, sanno che siamo li per loro come i pastorelli a portar loro il nostro dono. Hanno un che di rassegnato e nostalgico nei loro occhi ma le monellerie e l’allegria non mancano e riempiono presto le nostre povere orecchie, abituate solo al rumore della gente,che per adesso passa di negozio in negozio, di vetrina in vetrina a escogitar modi originali ma economici per imbandire la tavola. Ma i bambini di questo non sembrano preoccuparsi. Non potevamo scegliere un modo migliore per avviare le nostre iniziative annuali, ma soprattutto non potevamo scegliere un modo più bello per preparare il nostro natale. Dopo varie peripezie siamo riusciti a trascorre un pomeriggio insieme ai loro, i cosiddetti “figli delle vittime dell’alluvione”.Ma finalmente questi “figli” hanno avuto per noi un nome: il primo a presentarsi Emanuele (guarda caso!), poi Dario, Alessia, Sergio e molti altri incuriositi dal nostro “diverso” armamentario natalizio, composto da favole, colori, sagomine. Eh si abbiamo fatto proprio sul serio. Abbiamo raccontato insieme a loro la favola de “La principessa ed il ranocchio”, abbiamo bevuto della cioccolata calda e mangiato biscotti e abbiamo disegnato e colorato le sagome dei personaggi del racconto. Siamo stati benissimo insieme a tanti monelli. Ci eravamo detti “cosa possiamo fare per loro, noi sappiamo solo raccontar storie”. Eravamo andati per donare loro dei racconti, per raccontare loro delle favole e invece abbiamo ricevuto la loro allegria e il loro modo di guardare alla vita con entusiasmo e speranza. Alla fine ci hanno salutato augurando a noi … loro a noi e alla nostre famiglie un natale sereno, lasciandoci, devo proprio dirlo … senza parole. In queste sere il loro ricordo sarà con noi alla nostra tavola e quando brinderemo al nuovo anno che sta per arrivare, ci ricorderemo dei loro sorrisi, che attendono la continuazione delle loro storie quelle di una vita futura serena e con la speranza di un nuovo inizio.
Il significato del nostro Natale è nei sorrisi e nelle preoccupazioni di quei bambini. Non solo non vogliamo dimenticare questa esperienza ma l’augurio più bello che possiamo farvi e proprio il desiderio grande di farvi percepire l’emozione e la grandezza che abbiamo ricevuto.
Auguri a tutti
I Terremoti di Carta

DELLA SERIE: CARTOLINE DALL’ INFERNO – MA CON AUGURI DI BUON NATALE PER TUTTI DA FRANCESCO

Nell’ ambito dell’ incontro di lettura consapevole del 17 dicembre, in cui si è tratto spunto dal verbo tagliare e dai suoi sinonimi, uno dei brani portati all’ attenzione dei partecipanti è consistito nei versi 108-150 di Inferno, XXXIII.
In esso, subito dopo aver lasciato il conte Ugolino, Dante fa la conoscenza del romagnolo frate Alberigo, anch’ egli immerso nel lago ghiacciato formato dal fiume infernale Cocito, ma in posizione supina e nello più stretto cerchio della Tolomea (il penultimo del regno infernale, dove sono puniti i traditori degli ospiti).
I peccatori della Tolomea, come frate Alberigo spiega a Dante con amaro sarcasmo, godono di uno speciale privilegio. La gravità del delitto da essi perpetrato è tale che, non appena commesso il tradimento, la loro anima viene precipitata all’ inferno senza che la parca Atropo abbia reciso il filo della vita, mentre nel corpo e nelle fattezze del peccatore s’ insedia un demonio, il quale continua a vivere sulla terra in guisa umana. Per questo Dante ritiene inizialmente che frate Alberigo menta quando gli dice che dietro di lui vi è il dannato genovese Branca Doria, che con l’ aiuto di un servo uccise il suocero a un banchetto (difatti Branca Doria morirà non prima del 1325, quindi ben oltre la data, il 1300, in cui il poeta ambienta il proprio viaggio nell’ al di là).
Siamo nello stesso canto del conte Ugolino, uno tra i più noti e studiati di tutto il poema, sicché gli intimi nessi tra l’ episodio del conte e quello di frate Alberigo sono stati puntualmente evidenziati dai critici. E’ come se l’ inferno stesso sconfinasse nella terra tanto quanto quest’ ultima, incessantemente, si rovescia nel regno di Lucifero, tale è la forza dilagante dell’ odio degli uomini (Ramat): macchiatasi dei più atroci misfatti, l’ umanità traviata trascina con sé, nell’ al di là, quel rancore inestinguibile con cui Ugolino roderà in eterno il teschio dell’ arcivescovo Ruggeri, mentre i vivi, sulla terra, considerano loro simili frate Alberigo e Branca D’ Oria, già sprofondati all’ inferno anche se i loro corpi, abitati da diavoli, mangiano, devono, dormono e vestono indumenti.

Buona lettura e buon Natale a tutti da Francesco.

E un de’ tristi de la fredda crosta
gridò a noi: «O anime crudeli,
tanto che data v’è l’ultima posta,
levatemi dal viso i duri veli,
sì ch’io sfoghi ‘l duol che ‘l cor m’impregna,
un poco, pria che ‘l pianto si raggeli».
Per ch’io a lui: <<Se vuo’ ch’ i’ ti sovvegna,
dimmi chi se’, e s’io non ti disbrigo,
al fondo de la ghiaccia ir mi convegna».
Rispuose adunque: «I’ son frate Alberigo;
i’ son quel da le frutta del mal orto,
che qui riprendo dattero per figo».
«Oh!», diss’io lui, «or se’ tu ancor morto?».
Ed elli a me: «Come ‘l mio corpo stea
nel mondo sù, nulla scienza porto.
Cotal vantaggio ha questa Tolomea,
che spesse volte l’anima ci cade
innanzi ch’ Atropòs mossa le dea.
E perché tu più volentier mi rade
le ‘nvetriate lagrime dal volto,
sappie che, tosto che l’anima trade
come fec’io, il corpo suo l’è tolto
da un demonio, che poscia il governa
mentre che ‘l tempo suo tutto sia vòlto.
Ella ruina in sì fatta cisterna;
e forse pare ancor lo corpo suso
de l’ombra che di qua dietro mi verna.
Tu ‘l dei saper, se tu vien pur mo giuso:
elli è ser Branca Doria, e son più anni
poscia passati ch’el fu sì racchiuso».
«Io credo», diss’io lui, «che tu m’inganni;
ché Branca Doria non morì unquanche,
e mangia e bee e dorme e veste panni».
«Nel fosso sù», diss’el, «de’ Malebranche,
là dove bolle la tenace pece,
non era ancor giunto Michel Zanche,
che questi lasciò il diavolo in sua vece
nel corpo suo, ed un suo prossimano
che ‘l tradimento insieme con lui fece.
Ma distendi oggimai in qua la mano;
aprimi li occhi». E io non gliel’apersi;
e cortesia fu lui esser villano
(Inferno, 33, 108-150).

Laboratorio di martedì 1 dicembre

Il laboratorio di questo martedì si è basato su due momenti diversi. Nella prima parte, ci si è occupati di leggere quanto scritto a casa dai partecipanti sul verbo “iniziare”. Essendo, tuttavia, scattato il mese di dicembre ed essendo, quindi, entrato in vigore un nuovo verbo, ci si è preoccupati di scrivere sul posto qualcosa concernente il verbo “uccidere”.

Venendo alla prima parte, nello specifico, era stato richiesto di portare qualcosa che avesse a che fare un una “iniziazione” di ognuno dei partecipanti, in prima persona. C’è chi ha affrontato l’iniziazione al matrimonio, con tutto il suo bagaglio di nuovi riti e di esperienze che si ripetono sacralmente giorno dopo giorno. C’è chi ha affrontato l’iniziazione al primo lavoro, riportando in maniera vivida e vibrante l’emozione del momento, fin nel dettaglio, nel ricordo dettagliato della data di quella iniziazione o del vestito indossato in quel particolare giorno. C’è chi ha affrontato l’iniziazione alla vita religiosa, tramite la prima comunione, esperienza anch’essa emozionante, come dimostra l’utilizzo del presente da parte della partecipante.

Si è provato a dare, ognuno, dei titoli a questi scritti, proprio per sottolineare couno stesso scritto, a seconda di chi lo ascolta e percepisce, acquisisce significati diversi e si focalizza su sfumature diverse

Nella seconda parte, è stato richiesto, in prima battuta, di cercare dei sinonimi alla parola “uccidere”. I sinonimi che sono venuti fuori sono “annientare”, “annichilire”, “finire”, “porre fine”, “trucidare”, “ultimare”, “eliminare”. E’ stato chiesto poi ai partecipanti di scegliere uno di questi sinonimi e di descrivere una di queste relative esperienze capitate loro recentemente o a qualcuno di loro conoscenza. Le scelte sono cadute su “uccidere”,”finire”,  “eliminare”, “annientare” e “trucidare”. C’è chi sul “finire” ha visto un nuovo inizio, c’è chi, molto pragmaticamente, ha sentito l’esisgenza di “eiminare” roba vecchia e inutile dalla sua soffitta (reale o metaforica?), c’è chi, drammaticamente, ha manifestato l’orrore di “trucidare” una vita, chi sentito l’esigenza di “eliminare” il proprio io per fare spazio a Dio, chi l’urgenza esistenziale di “uccidere” la noia del vivere.

Anche in questo caso, è stata tentata la via del proporre un titolo agli scritti propri come altrui, questa volta con minore successo, probabilmente per la maggiore delicatezza del tema, perfino se trattato nelle sue sfumature meno forti, quasi come se, questa volta, dare un titolo allo scritto altrui significare entrare nel merito della vita personale dell’altro.

Il prossimo laboratorio del martedì si terrà fra due settimane, martedì 15 dicembre.

Reports

Carissimi, mi sa che ho del lavoro arretrato! Recupero subito sintentizzando un po’ l’esperienza dei due ultimi incontri del giovedì e dei primi passi del martedì:
Officina di scrittura creativa di Giovedì 12 Novembre: Il protagonista è stato il verbo ‘uccidere’. Partendo dall’editoriale di Antonio Spadaro abbiamo formulato una serie di riflessioni e abbiamo composto immagini nella nostra mente. L’azione rischiava di produrre una certa banalità di significato a causa di un atteggiamento curioso ma al tempo stesso di rifiuto perchè accostata all’espressione ‘togliere la vita’, di conseguenza ‘morte’. L’esercizio di scrittura creativa infatti ha permesso di scatenere emozioni, sensazioni ma anche di reprimere e rifiutare con la razionalità la possibilità di soffocare la rabbia e/o la lucidità richieste e di affrontare e uccidere qualcuno.
Officina si lettura consapevole di giovedì 26 novembresono stati condivisi i seguenti testi che avevano per tema il verbo ‘uccidere:
- P. Giordano, La solitudine dei numeri primi
- E. A. Poe, I delitti di Rue Morgue
- F. Dostoevskij, Delitto e Castigo
- Stazione della Via Crucis, Gesù e i due ladroni
- Articolo di cronaca
- Lettera: esperienza di un carcerato condannato per omicidio
- Anne Molt, Quello che ti meriti
- Brano musicale: Un Caminito
Prossimo incontro Giovedì 3 dicembre ore 20.30-22.00

Laboratori per Coordinatori di Lettura Consapevole e Scrittura Creativa: ne abbiamo fatti già due:
Martedì 17 Novembre a cura di Nancy e Germana, presentazione dell’esperienza del laboratorio a vecchi e nuovi partecipanti ( molti di questi hanno voluto ripetere l’esperienza fatta l’anno scorso… wowww) e abbiamo cominciato riproponendo degli esercizi di scrittura creativa sul verbo ‘iniziare’ e aggiungendo delle tecniche di strategie di coordinamento.
Martedì 24 Novembre a cura di Germana e Francesca lettura consapevole sul verbo ‘iniziare’ attraverso testi e immagini. Germana ha fornito del materiale visivo utile per il lavoro di coordinatori.
Prossimo incontro Martedì 1 dicembre
se ho dimenticato qualcosa siete aggiungete pure….

nancy

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