esercizi martedì
Cara proffina,
sta volta i compitini li avevo fatti e mi ero pure applicata. Applicata al punto che non avrei saputo scegliere quali, tra le “freddure” da me scelte, avrei alla fine deciso di leggere oggi al nostro incontro. Ma l’influenza mi colse e così vi siete persi la visione di me giungente con una pila di libri in mano! pazienza…
però come prova del mio impegno, posto qui il mio lavoro di ricerca. I brani che avevo scelto erano:
- Alcune pag. sparse di “va dove ti porta il cuore” di S. Tamaro. Ma evito di postarle perchè non finirei più di scrivere.
- I paragrafi 8-9 del capitolo “miseria e compagnia 1950 1952″ tratti da “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafon (libro che sto leggendo e che mi sta molto affascinando)
- L’incipit del romanzo di Fabio Volo “é una vita che ti aspetto”.
Posterò quest’ultimo brano perchè credo fornisca un contributo molto originale e un’interpretazione meno immediata, più inusuale rispetto a quella classica che attribuiamo solitamente alla sensazione del freddo.
Che freddo. Sono raffreddato. Del resto lo sapevo.
Si è fermata da me per la notte, e ho voluto dormite nudo, perchè mettere la maglietta mi sembrava poco machio. Pensare che lo so che se non mi metto la magliettina poi prendo freddo.
Ma a volte mi piace fare il figo, mi piace fingere di essere quello che non sono. Faccio il duro a torso nudo e la mattina dico: “Babba bia che freddo”. Ma mi sa che questa è stata l’ultima volta.
Qualcosa è cambiato.
Mi sa che l’amo. Mi sa che per la prima volta sono innamorato. Intendo dire innamorato veramente.
L’ho pensato perchè ieri sera dopo aver fatto l’amore ho dormito dalla parte umida del letto, dove lo avevamo fatto. Secondo me se dopo averla amata le ho lasciato la parte asciutta, bè … questo è amore.
Mi sono svegliato con un braccio fuori dalle coperte: era praticamente congelato. Lei se n’era già andata a lavorare.
Me lo sono toccato (il braccio) con l’altra mano per cercare di riattivare la circolazione, o perlomeno per riscaldarlo e restituirgli una temperatura da essere umano vivo.
Metamoricamente ho fatto al braccio quello che nell’ultimo periodo ho fatto alla mia vita: l’ho ripassata tutta con una mano invisibile e l’ho accarezzata cercando di restituirle una temperatura da essere umano vivo.
Ora sto bene. Posso dirlo senza paura, sto proprio bene.
Nella mia vita ora circola calore. Sono vivo. Sono felice.
Vado in cucina a fare colazione e trovo la moka sul fornello e appiccicato sopra un post-it giallo con scritto: “Il caffè è pronto, devi solo accendere”.
Mi siedo e rimango a guardare il bigliettino e la moka. Tutto è così semplice, e il suo gesto mi commuove. Aspetto ancora un attimo, mi godo questo momento e poi accendo. Dopo qualche minuto la cucina si riempie di profumi. Profumo dic affè. Quanto mi piace. Soprattutto la mattina. E io lo respiro, respiro il caffè, respiro la vita, ultimamente così diversa, delicata, fragile, limpida, armoniosa. E intanto mi sento potente. Potente e felice come Dio.
Accendo lo stereo e metto, per una mattina così meravigliosa, “Way to Blue. An introduction to Nick Drake”. UN album che rispecchia il mio stato d’animo, la mia situazione.
La musica e il profumo di caffè si abbracciano nell’aria e danzano per me.
E io vorrei gridare: “Sono un uomo felice, grazie!”.
Intro di “E’ una vita che ti aspetto” – Fabio Volo
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Grazie cara! Spero che tu ora stia meglio. Grazie per aver voluto ugualmente condividere con noi le tue letture. Io personalmente ho preferito L’Ombra del Vento, un libro che avevo già gustato, ma che ancora non avevo letto attraverso la tua percezione di freddo. Brrr!
Ti aspettiamo! Guarisci presto!
Nancy
si nancy, in effetti sono letture dallo spessore indubbiamente differente. ho postato questa perchè più breve e perchè ho pensato che in molti avrebbero portato una lettura sul freddo dai toni poco allegri. mi trovi comunque daccordo sull’ombra del vento, più scorrono le pagine e più me lo gusto. e dire che dopo averlo comprato è rimasto per mesi sulla mensola solo e sconsolato…