Al rogo le streghe!
Era un autunno freddo.
Le foglie dorate e screziate di rosso danzavano tristi sospinte dal vento.
Mia madre mi sco
sse con violenza dicendomi:”Il villaggio non fa che parlare devo darti una notizia, svegliati”. Mentre sentivo le sue parole concitate un magone cresceva dentro me, una morsa soffocante, come un presagio sinistro serrava il mio petto.
Mia madre aveva sentito dalle donne del villaggio che Nunzia si riteneva fosse una strega, una serva del demonio,sempre china sui libri, nessuno sapeva in realtà cosa leggesse segretamente e con tanta instancabile avidità.
Si sussurava fosse dedita a sortilegi magici e dotata di poteri occulti per irretire gli uomini, li fissava con i suoi grandi occhioni magnetici e con il suo canto li inebriava gettando in loro il seme della lussuria e della disperazione.
Si vociferava che i suoi cepelli dorati emanassero un effluvio di erbe e di libri antichi, che di notte preparasse filtri e pozioni magiche e riunisse giovani in gruppi di lettura per iniziarli ai segreti oscuri e condurre orgie per congiungersi a satana.
“é una strega, una strega! Non devi più vederla!” disse mia madre.
Non potevo credere a queste parole…Nunzia la mia ex insegnante e amica una strega. Le lacrime iniziarono a rigare il mio volto, correndo per il villagio gridavo con tutti i miei polmoni e piena di rabbia:”é una calunnia, lei è innocente!”
Una vecchia del paese ceca si rivolse a me con tono perentorio intimandomi: “é inutile che urli è stata condannata al rogo, ormai non puoi fare più nulla per lei”.
Mi sentii raggelare il sangue nelle vene, la testa mi girava e mi sentivo barcollare, nonostante ciò mi uniii alla processione di curiosi e di gente che si recava cn morboso interesse ad assistere all’esecuzione.
Gli umini si susseguivan lentamente, figure curve ed indistinte che emergevano da un sudario di nebbia. Sentivo tanta confusione intorno a me, un vortice febbrile dentro.
Alcuni reggevano sulle spalle fascine di legna, e a poco a poco la pira ai suoi piedi cresceva inesorabilmente. Intorno a me intanto per assistere al rogo che si sarebbe tenuto davanti al sagrato della chiesa si era radunata ormai una piccola folla,
Ero convinta nel mio intimo che lei non era una strega come invece il banditore aveva proclamato a lungo attraverso le vie del villaggio o come le vecchie sussurravano a mezza voce al crepuscolo, sugli usci delle case.
Si diceva inoltre che il Signore del feudo di Torregrotta, durante una battuta di caccia al cervo, avesse per un istante incrociato lo sguardo al suo e da quel momento non avesse desiderato altro che possederla, offrendolem di diventare sua concubina.
Molte giovani donne al villagio sarebbero state liete di una tale offerta, ma il barone ottenne da lei solo un rifiuto a mezza voce fatto di poche parole che accrebbero ulteriormente la sua alterigia e il suo desiderio.
Così quando appena pochi mesi dopo Nunzia andò in sposa a un giovane del suo villaggio, la notizia sussurrata di bocca in bocca giunse al barone, che esacerbato reclamo lo Ius Primae Noctis, il secolare diritto di un feudatario a godere qualora l voglia della prima notte di nozze con qualsiasi fanciulla contragga matrimonio nelle terre che gli appartengono.
Ma quando i suoi armigeri vennero per portarla al castello, lei fuggi laddove la foresta era più fitta e buia.
La vendetta del barone fu feroce e implacabile.
Quando fu trovata nella foresta, con ancora indosso, ormai lacero ed infangato l’abito delle sue nozze orinò che fosse condotta dal curato, cn l’accusa di essere una strega.
Molti che un tempo la conoscevano giurarono per poche monete di averla vista compiere riti oscuri e congiungersi in coiti immondi col demonio e i suoi servitori.
Fu cndannata all’espiazione e alla confessione attraverso tortura, al termine della quale l’avrebbe attesa il rogo. Si dice che il barone in persona fosse venuto, offrendole la grazia se solo lei gli avesse concesso i suoi favori, ma ancora una volta non ottene che un risoluto rifiuto.
Così perchè fosse purificata dai suoi peccati fu condannata al rogo che oggi si sarebbe compiuto. Non appena l’ultima fascina venne depositata nella pira che ormai sfiorava i suoi piedi, una torcia venne gettata e a poco a poco un fumo acre e denso iniziò a sollevarsi dalla legna umida.
Non piangeva. Sembrava aver compreso ormai da tempo che nessuno sarebbe venuto a salvarla, nessuno avrebbe ascoltato la sua supplica.
Vidi a poco a poco i suoi occhi farsi lucidi, mentre il volto e le mani iniziavano ad annerirsi per il fumo, e dalle fascine di legna iniziavano a balenare le prime lingue di fiamma.
Pensai con un misto di terrore e sollievo che quando le fiamme avrebbero iniziato a divorare il suo corpo la sua anima lo avrebbe già abbandonato da tempo, a causa del soffocamento, invece quando le fiamme iniziarono a lambirle le caviglie lei viveva ancora. La udimmo tutti pronunciare con strazio delle parole, c’è chi disse fosse una blasfema maledizione contro il barone e la sua stirpe, ma tutto ciò che io udii furono invece solo le prime strofe di una preghiera per la salvezza della sua anima.
La penultima fu appena un sussurro, rotto da singulti di tosse.
L’ultima non si udi mai.
Ciò che più ricorderò e avvrò impresso nella memoria è il riflesso delle fiamme nei suoi occhi lucidi, la triste dolcezza con cui reclinò il capo abbandonandosi alle fiamme come alle carezze di un amante, ed infine l’odore dolciastro di carne bruciata unito al sentore vago ed indefinibile di quel fumo nero e denso di ricordi che si sollevava al cielo in lente spirali, poco a poco disperse nel vento.
Ricorderò il fuoco nei suoi occhi e la preghiera di bambina che il vento portò via lontano.

bravissime gemelline! un’esperienza due mani ben riuscita! bella trama, bello stile di scrittura, coinvolgente.
e poi.. avete fatto fuori la piccola stregehetta in maniera ineccepibile! brave! quasi sembrava se lo meritasse veramente :D
Ciao
Nico