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	<title>.: Terremoti di Carta :. &#187; Ripley</title>
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	<description>Laboratori di espressioni creative</description>
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		<title>Laboratorio di martedì 23 febbraio</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 21:47:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ripley</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo incontro prevedeva che si scrivesse intorno al verbo &#8220;cadere&#8221;. Nello specifico, mi sono focalizzata sui modi di dire che riguardassero il verbo cadere, vale a dire &#8220;caduto dalle nuvole&#8221;, &#8220;caduta libera&#8221;, &#8220;caduta massi&#8221;, &#8220;caduto dalla culla&#8221;, &#8220;caduto dal letto&#8221;, &#8220;caduto tra le braccia di..&#8221;. Ora, poichè il titolo è una parte importante dello scritto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo incontro prevedeva che si scrivesse intorno al verbo &#8220;cadere&#8221;. Nello specifico, mi sono focalizzata sui modi di dire che riguardassero il verbo cadere, vale a dire &#8220;caduto dalle nuvole&#8221;, &#8220;caduta libera&#8221;, &#8220;caduta massi&#8221;, &#8220;caduto dalla culla&#8221;, &#8220;caduto dal letto&#8221;, &#8220;caduto tra le braccia di..&#8221;. Ora, poichè il titolo è una parte importante dello scritto stesso, tendo sempre a chiedere che si dia un titolo allo scritto elaborato. Questa volta, ho chiesto che facessero il contrario, ovvero che scegliessero uno di questi modi di dire e che lo ponessero a titolo dello scritto che si apprestavano a elaborare. Ora, l&#8217;esercizio consisteva di 2 parti, una prima in cui il protagonista di questi scritti non fosse lo scrivente, non fosse quindi in prima persona, ma che lo fossero una terza o delle terze persone. In essi, lo scrittore doveva essere assolutamente assente come soggetto dell&#8217;azione, limitandosi ad esserne solo l&#8217;autore. La seconda parte dell&#8217;esercizio prevedeva che si riscrivesse lo scritto appena realizzato ma che si ponesse, al posto del soggetto precedentemente prescelto, la propria persona, che fosse quindi questa volta lo scrittore ad essere anche il protagonista e attore dell&#8217;elaborato, con tutte le modifiche e ripercussioni, a livello di storia e di dinamiche, che ciò comportava. L&#8217;intento era quello di far sì che i partecipanti si rendessero conto della reale discrepanza fra ciò scriviamo, prendendo le distanze dall&#8217;azione quando questa non è agita in prima persona e quanto, invece, l&#8217;esserne coinvolti e protagonisti in prima persona, comporti in termini di dinamiche, reazioni, toni, stile, qualità e quantità del testo.</p>
<p>Ecco i modi di dire scelti:</p>
<p>c&#8217;è chi ha scelto &#8220;caduto dalla culla&#8221;, raccontando, nel pimo scritto, di un bambino caduto dalla culla a causa della disattenzione della sorella, sorella che non sa come rimediare al &#8220;danno&#8221; fatto; nel secondo scritto, lo scrittore, ora protagonista del racconto, ci regala dei valori aggiunti, ci dice che la sorella l&#8217;ha fatto cadere dalla culla perchè &#8220;voleva giocare con lui&#8221;, giustificandola un pò, ci dice che avrebbe preferito essere lasciato in pace, ci dice che quella caduta gli ha procurato dolore, tanto dolore; insomma, si moltiplicano le sensazioni, le percezioni e le ragioni di ciò che è accaduto, laddove nel primo scritto ci si era limitati ad una semplice descrizione del fatto.</p>
<p>C&#8217;è chi ha scelto &#8220;caduta massi&#8221;, mettendo in scena, in maniera simpatica e vivida, una scena di Willy il Coyote e Beep Beep, scena che si conclude, inesorabilmente, con Willy che viene travolto dai massi; nel secondo scritto, Willy e la scrivente sono la stessa persona, e allora lei ci spiega e si spiega che forse non può fare a meno di Bep Beep, che in realtà lei/Willy potrebbe tranqullamente catturarlo se solo lo volesse veramente, ma in realtà quello che vuole veramente è continuare per sempre questo gioco di caccia e di fuga perchè senza di esso , e sopratutto senza Beep beep, la sua vita sarebbe noiosa, vuota. Da vittima e oggetto passivo della furbizia di Beep Beep, insomma, nel momento in cui la scrivente impersona Willy, diventa padrona degli eventi, eventi che di fatto lei stessa causa. A riprova di ciò, decade lo stesso titolo dello scritto, &#8220;caduta massi&#8221;: nel secondo scritto non viene fatta assoluta menzione di alcuna caduta massi, e come potrebbe, d&#8217;altraparte, essere vittima di una caduta massi se la protagonista si descrive come un Willy riscattato, consapevole e padrone si sè e degli eventi?</p>
<p>C&#8217;è chi ha scelto &#8220;caduta dal letto&#8221;, menzionando, nel primo scritto, una generica mamma e casalinga che al termine della giornata, una volta conclusi gli innumerevoli lavori domestici e incombenze varie, è così stanca che le capita anche di cadere dal letto, sopratutto visto che durante il sonno sogna di scappare verso lidi ambiti e lontani; nel secondo scritto, quella madre di famiglia è ovviamente la scrivente e gli eventi descritti sono abbastanza fedeli al primo, con la differenza che il racconto si arricchisce di sensazioni e di connotazioni private e intime: il letto non è più il &#8220;letto&#8221; ma &#8220;l&#8217;adorato letto&#8221;, il pigiama non èpiù  ilsemplice &#8220;pigiama&#8221; ma il &#8220;comodissimo pigiama&#8221;, tutto ha un gusto più intimo.</p>
<p>C&#8217;è chi ha scelto il doppio e incrociato modo di dire &#8220;caduta libera fra le braccia di..&#8221;: nel primo scritto, il protagonista è un uomo che dichiara il suo amore incondizionato alla donna che, apparentemente, aveva momentaneamente e precedentemente abbandonato per un&#8217;altra e dalla quale ora ritorna professandole amore eterno e dicendole che il suo amore per lei è così grande da superare qualsiasi incomprensione e litigio; nel secondo scrito, l&#8217;uomo e la scrivente corrispondono e allora l&#8217;ottica cambia diametralmente: lei/lui dichiara, sì, il proprio amore, ma non è un amore fatto di compromessi, è un amore che può trionfare perchè è fatto di sintonia, di complicità, di rispetto, di dialogo, lasciando intuire che un amore che soprassieda sulla incomprensioni (quello descritto nel primo scritto), invece, non sarebbe mai e poi mai destinato a durare.</p>
<p>C&#8217;è chi ha scelto &#8220;caduta dalla culla&#8221; ma lo ha fatto attraverso una breve e ironica filastrocca, dove la burla (che chi scrive fa rimare con &#8220;culla&#8221;) la fa da padrona, sia che la burla sia architettata dal fato (nel primo scritto) o che la burla sia la protagonista stessa, con un notevole senso di autoironia.</p>
<p>Momento importante dell&#8217;incontro è stata la lettura delle due parti dell&#8217;esercizio svolte da un partecipante che segue il corso a distanza. Ho letto i due scritti di questo partecipante dopo che le partecipanti avevano scritto la prima parte dell&#8217;esercizio, per cui prima che trasponessero il tutto in prima persona. La lettura ha scatenato reazioni vivace da parte di tutti, sia perchè, potendo fare un immediato raffronto, hanno avuto modo di toccare con mano la differenza fra quanto accande quando si pongono terze persone a soggetto degli eventi (soffermandosi per forza di cose più sulla descrizione degli eventi che sulla descrizione del protagonista e del suo modo di agire e di pensare) e quanto accade, invece, quando siamo noi il soggetto dell&#8217;azione (soffermandosi, al contrario, meno sulla descrizione e molto più su ciò che si pensa o si fa, il perchè lo si pensa e il perchè lo si fa); ma la lettura dei due brani ha suscitato forti reazioni anche perchè, nel secondo scritto, chi scriveva/attore degli eventi si è messo completamente a nudo, ha di fatto esternato senza pudori o inibizioni di sorta i propri difetti e le proprie contraddizioni.</p>
<p>Infine, a fine incontro, ho posto un&#8217;ultima domanda a tutte: se quello che avevano scritto nel proprio elaborato fosse stato un totale mettersi a nudo o se avessero in qualche modo filtrato il tutto; se pensassero di essere riuscite, come ha fatto il partecipante di cui ho letto i brani, a descrivere sè e gli eventi come  li avrebbero vissuti se in effetti ne fossero stati davvero i protagonisti o se fosse scattato qualche sorta di meccanismo di difesa ad edulcorarne i fatti. L&#8217;interrogativo è rimasto un pò in aria, &#8220;caduto&#8221; dalle nuvole ma mai atterato.</p>
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		<title>Corso di scrittura creativa e lettura consapevole per coordinatori del martedì: verbo &#8220;navigare&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 08:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ripley</dc:creator>
				<category><![CDATA[Officine]]></category>

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		<description><![CDATA[Ai presenti sono state poste innanzi, una alla volta 3 tipi di immagini che vertevano sul verbo &#8220;navigare&#8221;: per prima, l&#8217;immagine di un uomo sulla barca che guarda il mare calmo e il tramonto all&#8217;orizzonte; è stato chiesto loro di domandarsi, e conseguentemente di mettere per iscritto chi, secondo loro, potesse essere quest&#8217;uomo, quale il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY">Ai presenti sono state poste innanzi, una alla volta 3 tipi di immagini che vertevano sul verbo &#8220;navigare&#8221;: per prima, l&#8217;immagine di un uomo sulla barca che guarda il mare calmo e il tramonto all&#8217;orizzonte; è stato chiesto loro di domandarsi, e conseguentemente di mettere per iscritto chi, secondo loro, potesse essere quest&#8217;uomo, quale il suo nome, quale la sua meta, se fosse solo o vi fosse qualcun altro al di fuori dell&#8217;inquadratura, quale il suo stato mentale, se avesse pianificato o meno quella uscita in barca o ci si fosse trovato suo malgrado. La caratteristica comune che è emersa è il senso di serenità, pace e tranquillità che riscontravano nello scenario e nell&#8217;uomo stesso che si trovava a contemplarlo. C&#8217;è chi ha visto in lui (l&#8217;uomo dai nomi quali Carlo, Renato, Giovanni, John, o senza un particolare nome) un lavoratore o un imprenditore stanco e stressato dal lavoro che finalmente si concede il suo momento di relax o di fuga sulla sua barca, un momento quindi pianificato nei minimi particolari; c&#8217;è chi ha visto qualcuno al suo fianco, sia che fosse una compagna che ne condividesse l&#8217;avventura (un&#8217;avventura al contempo eccitante e che incute paura, l&#8217;eccitazione e la paura dell&#8217;ignoto insieme), sia che fosse una donna ormai perduta e ricercata nei ricordi grazie alla pace e alla nostalgia che questo contesto ispirano; certo è che, sull&#8217;onda del momento o sull&#8217;onda dei ricordi che fosse, ognuno di questi uomini era alla ricerca di pace, interiore o esteriore che fosse.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY">La seconda immagine presentata riguardava un&#8217;altro tipo di &#8220;navigazione&#8221;, ovvero la navigazione su internet. Era, infatti, l&#8217;immagine di una pagina di ricerca su Google, con la Google bar in primo piano, google bar su cui i presenti avrebbero dovuto immaginare di digitare una parola che volessero ricercare, su cui volessero trovare delle informazioni o delle immagini o dei link. Il compito era proprio quello di scrivere in merito al risultato della ricerca una volta immessa quella data parola nella barra di ricerca suddetta. Cosa intendevano cercare? E per quale scopo? A scopo informativo, magari per motivi di lavoro, o a scopo ludico? Intendevano condividere o comunicare a qualcuno il risultato di quella ricerca? Questo esercizio ha creato un pò di disorientamento, non tanto dovuto alla mancanza di familiarietà con il computer, quanto al non riuscire a capire come impostare la cosa, cosa di fatto dovere scrivere. Infatti, alcuni presenti si sono fermati ad un discorso di tipo generale, chi ha immaginato di desiderare di mettersi al computer per cercare qualcosa ma, pressato dalle priorità familiari e domestiche, non è riuscito ad accedere al mezzo; chi si è soffermato sull&#8217;eccitazione dell&#8217;attività in sè, la possibilità di cercare su internet le cose più interessanti e disparate ma anche il pericolo che questa ricerca a tutto campo può comportare; chi, con una riflessione più complessa e metaforica, ha visto il viaggio su internet come un viaggio da un lato seducente ed eccitante, dall&#8217;altro irto di pericoli, come una sorta di Odissea moderna e colui che si appresta al suo &#8220;viaggio&#8221; su internet come una sorta di redivivo Ulisse; chi invece, andando più nello specifico, ha cercato delle immagini, immagini di angeli, delfini e fate, chi , insieme al proprio nipotino, ha cercato delle informazioni per una ricerca da portare a scuola (condividendo quindi l&#8217;informazione ricercata), chi, nell&#8217;immettere nella Google bar le parole &#8220;amore+perduto&#8221; è stato poi sedotto da un amore &#8220;perduto&#8221; quale quello fra Amore e Psiche, con tanto di immagini della scultura omonima e testo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY">Infine, l&#8217;ultima immagine avrebbe dovuto riguardare un ultimo tipo di navigazione, quella offerta dal navigatore satellitare, su cui i presenti avrebbero dovuto immaginare un&#8217;ipotetica rotta, diretti chissà verso dove, provenienti chissà da dove e ognuno con un proprio percorso più o meno lungo, più o meno tortuoso, più o meno denso di pause. Sfortunatamente, non vi è stato tempo nè quindi modo di trattare la cosa, in realtà con un evidente sospiro di sollievo da parte di molti dei presenti, già abbastanza disorientati dall&#8217;esercizio precedente.</p>
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		<title>Laboratorio di martedì 1 dicembre</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 20:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ripley</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il laboratorio di questo martedì si è basato su due momenti diversi. Nella prima parte, ci si è occupati di leggere quanto scritto a casa dai partecipanti sul verbo &#8220;iniziare&#8221;. Essendo, tuttavia, scattato il mese di dicembre ed essendo, quindi, entrato in vigore un nuovo verbo, ci si è preoccupati di scrivere sul posto qualcosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il laboratorio di questo martedì si è basato su due momenti diversi. Nella prima parte, ci si è occupati di leggere quanto scritto a casa dai partecipanti sul verbo &#8220;iniziare&#8221;. Essendo, tuttavia, scattato il mese di dicembre ed essendo, quindi, entrato in vigore un nuovo verbo, ci si è preoccupati di scrivere sul posto qualcosa concernente il verbo &#8220;uccidere&#8221;.</p>
<p>Venendo alla prima parte, nello specifico, era stato richiesto di portare qualcosa che avesse a che fare un una &#8220;iniziazione&#8221; di ognuno dei partecipanti, in prima persona. C&#8217;è chi ha affrontato l&#8217;iniziazione al matrimonio, con tutto il suo bagaglio di nuovi riti e di esperienze che si ripetono sacralmente giorno dopo giorno. C&#8217;è chi ha affrontato l&#8217;iniziazione al primo lavoro, riportando in maniera vivida e vibrante l&#8217;emozione del momento, fin nel dettaglio, nel ricordo dettagliato della data di quella iniziazione o del vestito indossato in quel particolare giorno. C&#8217;è chi ha affrontato l&#8217;iniziazione alla vita religiosa, tramite la prima comunione, esperienza anch&#8217;essa emozionante, come dimostra l&#8217;utilizzo del presente da parte della partecipante.</p>
<p>Si è provato a dare, ognuno, dei titoli a questi scritti, proprio per sottolineare couno stesso scritto, a seconda di chi lo ascolta e percepisce, acquisisce significati diversi e si focalizza su sfumature diverse</p>
<p>Nella seconda parte, è stato richiesto, in prima battuta, di cercare dei sinonimi alla parola &#8220;uccidere&#8221;. I sinonimi che sono venuti fuori sono &#8220;annientare&#8221;, &#8220;annichilire&#8221;, &#8220;finire&#8221;, &#8220;porre fine&#8221;, &#8220;trucidare&#8221;, &#8220;ultimare&#8221;, &#8220;eliminare&#8221;. E&#8217; stato chiesto poi ai partecipanti di scegliere uno di questi sinonimi e di descrivere una di queste relative esperienze capitate loro recentemente o a qualcuno di loro conoscenza. Le scelte sono cadute su &#8220;uccidere&#8221;,&#8221;finire&#8221;,  &#8220;eliminare&#8221;, &#8220;annientare&#8221; e &#8220;trucidare&#8221;. C&#8217;è chi sul &#8220;finire&#8221; ha visto un nuovo inizio, c&#8217;è chi, molto pragmaticamente, ha sentito l&#8217;esisgenza di &#8220;eiminare&#8221; roba vecchia e inutile dalla sua soffitta (reale o metaforica?), c&#8217;è chi, drammaticamente, ha manifestato l&#8217;orrore di &#8220;trucidare&#8221; una vita, chi sentito l&#8217;esigenza di &#8220;eliminare&#8221; il proprio io per fare spazio a Dio, chi l&#8217;urgenza esistenziale di &#8220;uccidere&#8221; la noia del vivere.</p>
<p>Anche in questo caso, è stata tentata la via del proporre un titolo agli scritti propri come altrui, questa volta con minore successo, probabilmente per la maggiore delicatezza del tema, perfino se trattato nelle sue sfumature meno forti, quasi come se, questa volta, dare un titolo allo scritto altrui significare entrare nel merito della vita personale dell&#8217;altro.</p>
<p>Il prossimo laboratorio del martedì si terrà fra due settimane, martedì 15 dicembre.</p>
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		<title>Cronaca di una morta Annunziata</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2008 05:57:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ripley</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella notte non era stata scelta a caso. Un&#8217;aurora boreale aveva permesso loro di approfittare di una frattura spazio-temporale e di approdare tutti insieme nel 2008. La missione era stata a lungo attesa e ora si sarebbe semplicemente dovuto scegliere il chi. Il primo ad entrare fu ovviamente lo sceriffo, con lo sguardo beffardo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><title></title> 	 	 	 	<!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p align="justify">Quella notte non era stata scelta a caso.</p>
<p align="justify">Un&#8217;aurora boreale aveva permesso loro di approfittare di una frattura spazio-temporale e di approdare tutti insieme nel 2008.</p>
<p align="justify">La missione era stata a lungo attesa e ora si sarebbe semplicemente dovuto scegliere il chi.</p>
<p align="justify">Il primo ad entrare fu ovviamente lo sceriffo, con lo sguardo beffardo di chi ha appena rubato ai poveri per dare al suo ricco sovrano; eppure, qualcosa di amaro gli era rimasto in bocca quella giornata, quando quell&#8217;insolente predatore della foresta aveva sabotato la sua ennesima incursione al capezzale di un altro plebeo.</p>
<p align="justify">Le avrebbe fatto pagare anche quello.</p>
<p align="justify">Il secondo a presentarsi fu il conte, il quale era ormai sveglio da qualche ora, da quando l&#8217;astro si era eclissato all&#8217;orizzonte e lui finalmente aveva potuto lasciare la sua oscura e claustrofobica dimora.</p>
<p align="justify">Il suo pallore quasi fluorescente e lo scintillio dei denti aguzzi avevano subito attirato l&#8217;attenzione dello sceriffo, il quale gli aveva rivolto un cenno complice di saluto.</p>
<p align="justify">Il conte gli piaceva perchè ne condivideva il fine ma doveva ammettere che ogni volta che lo vedeva sentiva come se il suo sangue si arrestasse e cominciasse a defluire fuori dal suo corpo, quasi fosse attratto e sedotto da chi, come il conte, tanto lo bramava e ne faceva incetta.</p>
<p align="justify">Ma i suoi pensieri furono distratti dall&#8217;arrivo del terzo di loro, il guardiano di quell&#8217;albergo di montagna, un tipo assai tetro, con quel sorriso psicotico sempre stampato in faccia e quello sguardo precario e vagabondo.</p>
<p align="justify">Con l&#8217;eccitazione di chi fosse venuto già per compiere il suo misfatto e la presunzione di chi pretende di essere il prescelto, aveva portato con sé il suo attrezzo, un ascia, cui aveva persino dato un nome assai bizzarro: “Redrum”, l&#8217;aveva chiamata.</p>
<p align="justify">Senza quasi accorgersi della loro presenza, andò al bancone del bar ormai in disuso e ordinò un whisky, come se qualcuno fosse realmente lì per soddisfare la sua richiesta.</p>
<p align="justify">Ed era lì per versare il contenuto di quel fantomatico bicchiere quando quel sozzo ragazzo gli si materializzò innanzi, quasi fosse sbucato dal nulla, riuscendo per qualche secondo a sottrarre all&#8217;oblio lo sguardo del guardiano.</p>
<p align="justify">Quel ragazzetto insignificante doveva essere stato attratto anche lui dall&#8217;aroma di quell&#8217;inesistente whisky, capace come era di odorare l&#8217;inodorabile, capace forse di carpire persino gli odori creati dalla mente, oltre che quelli creati dai corpi.</p>
<p align="justify">Qualche istante dopo, le membra del ragazzo cominciarono a vibrare, come se egli fosse scosso da chissà quale presenza, lontana eppure vicina.</p>
<p align="justify">Qualche minuto dopo, infatti, si presentò un uomo dalla presenza scimmiesca e dai vestiti laceri.</p>
<p align="justify">Come un cancro che prolifera, invade e sconfina dagli organi in cui si è insidiato, pareva che il corpo di quell&#8217;essere avesse oltrepassato i suoi stessi confini muscolari, così umiliando le vesti che fino a poco prima l&#8217;avevano dignitosamente coperto.</p>
<p align="justify">Esso avanzò imponendosi allo sguardo degli altri, fra l&#8217;ammirazione di chi l&#8217;avrebbe volentieri arruolato fra le sue guardie, l&#8217;indifferenza di chi è rinchiuso nel proprio orrore per essere sensibile all&#8217;orrore altrui e il disgusto di chi era sopraffatto dal suo afrore animale.</p>
<p align="justify">A questi sguardi si aggiunse quello superbo e condiscendente dello scuro veneziano, l&#8217;ultimo arrivato, il quale si fece largo fra di loro con il suo incedere e la sua eleganza con la stessa efficacia con cui il mister inglese si era fatto largo con il suo incutere e la bestialità della sua forza.</p>
<p align="justify">Apparentemente privo della passione vendicativa che aveva nutrito la sua nomea, fu con grande distacco che prese per primo la parola, invitando i presenti a sedersi affinchè l&#8217;incontro avesse finalmente inizio.</p>
<p align="justify">Il principe veneziano li invitò a illustrare come ognuno di loro aveva pensato di compiere il proprio misfatto. Il perchè, invece, era già chiaro a tutti e non era certo oggetto di discussione: quella donna andava eliminata perchè con il suo corso di scrittura creativa aveva creato una generazione di scrittori che avevano irrimediabilmente umiliato e leso la dignità di ogni personaggio letterario creato fino a quel momento dai tempi dei tempi. Per tale motivo, il regno della letteratura aveva deciso di inviare loro, gli assassini più efferati che fossero mai stati concepiti e conosciuti, per recare vendetta e giustizia.</p>
<p align="justify">Ancora una volta fu lo sceriffo ad aprire le danze e  a proporsi. Argomentò che gli omicidi più riusciti sono quelli che richiedono il minimo sforzo fisico e che ottengono la massima efficacia, e che nulla sarebbe stato meno gravoso e più efficace di una freccia avvelenata piantata nel cuore della donna.</p>
<p align="justify">Un grugnire intenso smorzò le ultime parole dello sceriffo di Nottingham e fu la bestia a prendere la parola, o meglio, a prendere in mano una bottiglia, ad afferrarla dal suo collo e a stringerla fino a ridurla in pezzi. A tutti fu chiara la proposta di Mr. Hide, il quale così mostrò loro che, con  altrettanto minimo sforzo e massima efficacia, avrebbe puntato al collo della donna invece che al suo cuore.</p>
<p align="justify">Una risata fragorosa si alzò nella stanza, andando a frapporsi al rumore acuto dei pezzi di bottiglia in frantumi. Il guardiano sollevò l&#8217;ascia e con fare giullaresco sogghignò: “verrà a prendersi la sua purgaaaaa”. Ok, Jack Torrance, messaggio ricevuto.</p>
<p align="justify">Fu allora che tutti, quasi avessero pensato all&#8217;unisono la stessa cosa, si girarno verso il ragazzetto, con lo sguardo di chi, dopo simili proposte criminali, consideri con condiscendenza il contributo del ragazzo.</p>
<p align="justify">Questi allora prese in mano un posacenere trovato sul tavolo e lo scaglio contro la parete opposta alla sua. Dopo qualche secondo di sbigottimento e di interrogazione, gli sguardi degli astanti tornarono a rivolgersi all&#8217;indirizzo del ragazzo, ma questi mancava all&#8217;appello. Lo trovarono qualche frazione di secondo dopo all&#8217;indirizzo del conte il quale, con il proprio cranio scoperchiato, guardava con un misto di terrore e di ammirazione il ragazzo, il quale teneva in mano il suo cuoio capelluto. Poco male, al conte Dracula fra poco si sarebbero rigenerati pelle e capelli, ma intanto il piccolo Grenouille aveva il suo trofeo in mano. E aveva certamente ottenuto la credibilità di carnefice che nessuno gli aveva prima concesso.</p>
<p align="justify">Il conte Dracula aveva pensato di fare il suo solito numero di acchiappare qualche piccolo roditore e usarlo per mostrare il suo modus operandi, ma concluse che ormai il suo show era conosciuto ai più e che, dopo la dimostrazione del ragazzo, avrebbe perso di efficacia. Fortuna per il piccolo roditore. Meno per la donna.</p>
<p align="justify">Persuaso dalla stessa consapevolezza, anche il principe rinunciò alla sua dimostrazione e si limitò a sventolare sotto gli occhi, e il naso, di tutti un fazzoletto ormai insanguinato. Se la passione, la vendetta e una donna erano gli elementi di quel delitto, allora Otello era l&#8217;uomo che faceva per loro, pareva volere dire con quel gesto.</p>
<p align="justify">Terminati i gesti dimostrativi, iniziò una lunga ed estenuante discussione per decidere chi avrebbe infine avuto l&#8217;onore di quel delitto. E la discussione si concluse appena in tempo perchè il conte potesse tornare a rifugiarsi e che ognuno di loro potesse tornare alla propria dimensione letteraria.</p>
<p align="justify">La decisione era stata presa.</p>
<p align="justify">Quella mattina del 28 gennaio 2008 la notizia si diffuse in men che non si dica. Si diceva che fosse stato perpetrato il più orribile e diabolico dei delitti, un delitto sul quale, per la sua atrocità, si sarebbe potuto scrivere un romanzo&#8230;.</p>
<p align="justify">La vittima, la signorina Nancy Antonazzo, docente di inglese, conosciuta ai più per avere organizzato un corso di scrittura creativa nella città di Messina, era stata insolitamente assassinata. Agli occhi degli inquirenti, infatti, si presentò la seguente scena: il corpo della donna era accasciato sullo scrittoio. Il collo era stato spezzato con forza animale, non prima però che la sua giugulare venisse profanata e un morso, “quasi vampiresco” avrebbero scritto, la perforasse vistosamente. Il braccio destro della vittima era riverso sullo scrittoio, separato dal resto del corpo, come se fosse stata una ascia o qualcosa di simile a inferire su di esso. La mano, con la minuzia e l&#8217;affronto di chi sfila il guanto per sfidare l&#8217;avversario, era stata scuoiata e gettata poco più in là, lontana dal foglio su cui stava scrivendo la donna. Poco più distante rispetto alla mano, infine, la penna della donna, accuratamente avvolta e preservata da un fazzoletto dalla trama assai antica.</p>
<p align="justify">Tutti i presenti alzarono lo sguardo e si scrutarono fra di loro. Ognuno di loro ebbe la netta sensazione di sentirsi catapultato in qualche romanzo, in qualche classico della letteratura, così surreale eppure così reale.</p>
<p align="justify">Vendetta era stata fatta.</p>
<p align="justify">I 6 personaggi erano diventati l&#8217;autore.</p>
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