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	<title>.: Terremoti di Carta :. &#187; editoriali</title>
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	<description>Laboratori di espressioni creative</description>
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		<title>Prendere il sole</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Aug 2009 13:39:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Proffina</dc:creator>
				<category><![CDATA[editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[di Antonio Spadaro
Come si fa a «prendere» il sole? Per prendere il sole ci esponiamo ai suoi raggi e restiamo completamente passivi. Per prendere il sole ci si distende, ci si rilassa, si attende qualcosa sapendo di non attendere nulla in realtà. È una situazione di rilassamento che ha un fine preciso, il quale però [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Antonio Spadaro</p>
<p>Come si fa a «prendere» il sole? Per prendere il sole ci esponiamo ai suoi raggi e restiamo completamente passivi. Per prendere il sole ci si distende, ci si rilassa, si attende qualcosa sapendo di non attendere nulla in realtà. È una situazione di rilassamento che ha un fine preciso, il quale però si raggiunge senza muovere un dito: basta mettersi nella posizione giusta e magari proteggersi dall’eccesso di radiazione con occhiali e creme. Il sole può essere preso eccessivamente, infatti, e così ci prende troppo fino ad essere nocivo, anche se noi sul momento non lo avvertiamo come tale. Si può leggere o ascoltare musica mentre si prende il sole, ma questo non interferisce con i raggi e la nostra passività resta immutata. E infatti a volte ci si annoia  se non si tollera una attesa così «pura», priva di tensioni precise, di finalità con le quali noi possiamo interagire.</p>
<p>Questo è un caso in cui il linguaggio giunge a un limite che tocca la contraddizione. È il sole che prende noi e non viceversa, in realtà, ma proprio nel momento in cui ci prende noi lo prendiamo avvertendo sulla nostra pelle i suoi effetti.</p>
<p>L’esperienza che facciamo prendendo il sole ha qualcosa di simile all’esperienza della lettura e della fruizione artistica. È proprio nel momento in cui ci esponiamo ai suoi effetti, lasciandoci prendere dalla trama di un romanzo o dalla bellezza di un quadro o dall’azione di un film, che noi «prendiamo» quell’opera d’arte; è nel momento in cui siamo segnati, fino &#8211; potremmo dire &#8211; a cambiare colore, dai suoi effetti che possiamo dire di averla fatta «nostra». Ma quello è solamente l’inizio di un processo che agisce in profondità, come i raggi ultravioletti</p>
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		<title>VEDERE COSE</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 10:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Proffina</dc:creator>
				<category><![CDATA[editoriali]]></category>

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«La superficie del pane è meravigliosa prima di tutto per l&#8217;impressione quasi  panoramica che dà: come se si avesse a disposizione, sotto mano, le Alpi, il  Tauro o la Cordigliera delle Ande. Così dunque una massa amorfa in stato di  eruzione fu introdotta per noi nel forno stellare, dove indurendo si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px; font-family: Times"></span></p>
<p class="entry" style="font-size: 13px; color: #333333; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif">«La superficie del pane è meravigliosa prima di tutto per l&#8217;impressione quasi  panoramica che dà: come se si avesse a disposizione, sotto mano, le Alpi, il  Tauro o la Cordigliera delle Ande. Così dunque una massa amorfa in stato di  eruzione fu introdotta per noi nel forno stellare, dove indurendo si è foggiata  in valli, creste, ondulazioni, crepe…». È vero: guardando la crosta del pane in  obliquo, non dall&#8217;alto ma di lato e da vicino, riconosciamo questa suggestiva  descrizione che ci viene suggerita dallo scrittore francese Francis Ponge.<br />
La  nostra vita quotidiana è piena di piccoli oggetti, di piccole cose<span id="more-1110"></span> che ci circondano e che usiamo o contempliamo o con le  quali comunque entriamo in contatto. In realtà il rapporto concreto con le cose  è il luogo in cui si gioca molta parte della nostra vita, giorno per giorno. Il  significato della nostra stessa esistenza si gioca anche nel modo in cui noi  viviamo con gli oggetti, come vediamo le cose.<br />
Il 5 febbraio 1852 Henry David  Thoreau, scrittore e maestro del «rinascimento americano», registra nel suo  diario: «Sospetto che il bambino colga il suo primo fiore con una percezione  della sua bellezza e del suo significato che il futuro botanico non mantiene  mai». Se il fiore può sembrare oggetto fin troppo prezioso, possiamo ricordare  la passione che il pensatore gesuita Pierre Teilhard de Chardin da bambino  nutriva per gli oggetti di ferro: un bullone d&#8217;aratro, la testa metallica  esagonale di una colonnetta di rinforzo, schegge di proiettili di un tiro a  segno… «Fanciullaggini» le definisce lo stesso Teilhard da adulto, il quale però  non può non riconoscere che «in questo gesto istintivo che mi faceva, in senso  rigoroso, adorare un pezzo di metallo, erano racchiusi e raccolti un&#8217;intensità  di tono ed un corteo d&#8217;esigenze dei quali l&#8217;intera mia vita spirituale è stata  solo lo sviluppo».<br />
Come si fa dunque a «vedere» veramente la realtà, che sia  essa un fiore o un bullone di ferro? Come mantenere uno sguardo sempre fresco  sugli oggetti? Il premio Nobel irlandese Seamus Heaney direbbe, citando il  titolo di una sua raccolta,  che si tratta di imparare a Seeing Things, a «veder  cose». Ma l&#8217;espressione in inglese significa anche «avere visioni». È in questo  duplice senso che è da cercare la risposta. La densità di visione è tipica  dell&#8217;ispirazione creativa di cui l&#8217;uomo ha bisogno per vivere appieno la sua  vita. In questo senso ogni oggetto può diventare un&#8217;opera d&#8217;arte nel senso che è  reso tale dallo sguardo di chi lo contempla.</p>
<p>Antonio  Spadaro</p>
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		<title>RISVEGLIO</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Aug 2008 09:04:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Proffina</dc:creator>
				<category><![CDATA[editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[In tempo di vacanza ci si sveglia con calma. I  ritmi quotidiani si
rallentano e si vive una gestione del tempo più  rilassata. Questo mi
aiuta a pensare a un momento particolare, un istante  prezioso della
nostra giornata. Forse il più importante, ma forse anche il  meno
consapevole. Il momento nel quale si aprono gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In tempo di vacanza ci si sveglia con calma. I  ritmi quotidiani si<br />
rallentano e si vive una gestione del tempo più  rilassata. Questo mi<br />
aiuta a pensare a un momento particolare, un istante  prezioso della<br />
nostra giornata. Forse il più importante, ma forse anche il  meno<br />
consapevole. Il momento nel quale si aprono gli occhi al mattino,  cioè<br />
il risveglio.</p>
<p>Il risveglio è un processo, non un atto. Si  distende nel tempo:<br />
ciascuno ha i suoi riti, le sue procedure, che spesso  implicano tempo.<br />
In alcuni casi include anche la colazione o la prima aria  del mattino<br />
avvertita quando si scende in strada o si aprono le finestre. In  ogni<br />
caso è un processo non solamente interiore: implica una  certa<br />
luminosità, un luogo, del cibo, elementi come l&#8217;acqua e  l&#8217;aria.</p>
<p>C&#8217;è chi balza dal letto perché riscosso dal trillo di una  sveglia, c&#8217;è<br />
chi ha la sveglia &#8220;incorporata&#8221; e si desta più naturalmente. C&#8217;è  chi<br />
si apre al nuovo giorno con la radiosveglia, e chi invece nel  silenzio<br />
più quieto. C&#8217;è chi ascolta già i ritmi attivi della città  in<br />
movimento, e chi invece gusta la quiete appena mossa del primo<br />
mattino.  In ogni caso la notte noi chiudiamo gli occhi facendo un atto<br />
di fiducia  grande nella vita e dando per scontato il risveglio il<br />
giorno, dopo la notte,  il buio, l&#8217;incoscienza temporanea…</p>
<p>E poi ci risvegliamo a nuova vita.  Quell&#8217;istante è prezioso. Lì c&#8217;è un<br />
concentrato reale e simbolico della  nostra esistenza. Il mattino ci si<br />
annuncia già nel nostro letto. Lì viviamo  una proiezione forse<br />
inconsapevole ma vera e reale della nostra esistenza.  Come ci<br />
svegliamo al mattino, dunque? In un modo o nell&#8217;altro noi ci  svegliamo<br />
o con una domanda o con un progetto.</p>
<p>Nel primo caso la  nostra giornata inizia senza particolari certezze:<br />
vi è una apertura a ciò  che sarà o che ci verrà incontro. L&#8217;apertura<br />
degli occhi ancora cisposi è  caratterizzato da una fiducia che viene<br />
subito mossa da un interrogativo: che  ne sarà di me oggi? Cosa<br />
accadrà? E il sentimento che l&#8217;accompagna può essere  sia di incertezza<br />
(o persino di inquietudine e angoscia), sia di curiosità  sia di<br />
meraviglia e serena apertura al nuovo giorno.</p>
<p>Nel secondo caso  la nostra giornata inizia con la voglia di essere nel<br />
mondo, di realizzare,  di aprire le finestre e dire silenziosamente o<br />
fragorosamente al mondo che si  è disposti a fare qualcosa oppure<br />
perché si ha un progetto preciso in mente,  un lavoro da fare, ad<br />
esempio; sia perché se ne avverte tutta l&#8217;energia che è  alla ricerca<br />
di un oggetto: una cosa da fare o una o più persone da  incontrare.</p>
<p>Una domanda o un progetto muovono sempre quella fiducia di  base che<br />
accompagna l&#8217;istante semi-consapevole del risveglio e lo  orientano.<br />
L&#8217;ispirazione poetica non è lontana da questo istante. Il suo  oblio<br />
può significare l&#8217;oblio della dimensione creativa  dell&#8217;esistenza.<br />
Forse la vacanza con la sua carica di cambiamento dei ritmi  può<br />
aiutarci a recuperare il senso e l&#8217;importanza di quell&#8217;attimo da  cui<br />
tutta la nostra giornata ha inizio, quel big bang creativo  (e<br />
creaturale) che rianima la nostra esistenza tutte le mattine. La  vera<br />
ispirazione, del resto, è questo: un risveglio al mondo.<br />
&#8211;<br />
Antonio Spadaro<br />
Editoriale BombaCarta &#8211; 1 Agosto 2008<br />
Pubblicato da Antonio  Spadaro in Editoriali</p>
<p>Homepage: <a href="http://www.antoniospadaro.net/" title="http://www.antoniospadaro.net/">http://www.antonios<wbr></wbr>padaro.net</a><br />
LinkedIn:  <a href="http://www.linkedin.com/in/spadaro" title="http://www.linkedin.com/in/spadaro">http://www.linkedin<wbr></wbr>.com/in/spadaro</a></p>
<p>Creative  writing: <a href="http://www.bombacarta.com/" title="http://www.bombacarta.com/">http://www.bombacar<wbr></wbr>ta.com</a></p>
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