Duexdieci con Fabio Bonasera

15541883_10211754458165771_1848596445217228539_nVolevamo chiedere a Fabio Bonasera se si sentisse un prof  prestato al giornalismo o un giornalista prestato all’insegnamento, ma prima c’era da rispondere alle due domande per i dieci anni di Terremoti di Carta. Glielo chiederemo la prossima volta. Grazie Fabio!

“La lettura mi ha aiutato a capire cosa davvero mi piaceva fare nella vita, ovvero, scrivere. Mi ha fatto imparare tante cose su di me, mi ha fatto emozionare, piangere e ridere a crepapelle. E tutto questo è quel che cerco di regalare a chi decide di leggermi. Ho iniziato a scrivere a livello professionale nel 1995, a 24 anni, come giornalista. A 37, nel 2008, ho finalmente dato sfogo alla mia vena creativa. La lettura è il mezzo privilegiato per scoprire me stesso e il mondo che mi circonda. La scrittura, quello per esprimermi”.

“Ci sono libri, come “Cent’anni di solitudine”, che mi hanno dato i brividi, ma quelli che mi hanno segnato nella vita reale li ha scritti Brian Weiss, sulla reincarnazione. Proprio la reincarnazione è uno dei temi del mio secondo romanzo, “In un cielo di stelle scadenti”. Sicuramente la mia esperienza di scrittura più forte, dove sono riuscito ad azzerare quasi del tutto il filtro tra ciò che avevo dentro e quel che è passato all’esterno”.

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