E’ VERA GLORIA? A NOI L’ARDUA SENTENZA. CONSIDERAZIONI SU MINE VAGANTI DI ÖZPETEK – PARTE II

Volendo trarre dalle precedenti considerazioni qualche spunto di rilevanza psicologica e sociologica, mi sembra appropriato citare il libro di Claudio Neri dal titolo “Gruppo”, il cui autore collega il concetto psicoanalitico di campo a quello di semiosfera, introdotto da Lotman in ambito semiologico. Neri rileva che, analogamente al campo, che è il contenitore di tutti i pensieri e i vissuti della coppia e del gruppo analitico, la semiosfera, come insieme dei mezzi di rappresentazione diffusi in una determinata società o cultura, opera sempre in un “continuum semeiotico”. L’autore cita, a titolo di esemplificazione, il caso del divertente film “Un americano a Roma”, con Alberto Sordi, che negli anni Cinquanta mise a fuoco l’ingenua voglia del popolino e della piccola borghesia – in specie nella capitale – di “essere americani”, dipingendo del fenomeno un gustoso ritratto e contribuendo altresì al suo superamento.
Tornando al film di Özpetek, si potranno certamente apprezzare la simpatia e l’immediato afflato di partecipazione suscitati nello spettatore medio dai personaggi gay e dalle loro autonome scelte di vita, ancorché si debba ammettere che la leggerezza con cui è trattato il tema dell’omosessualità e il consenso riscosso dal film siano forse indice della presenza, nella società italiana, più di un generico e limitato atteggiamento di tolleranza che non di una matura e consapevole accettazione delle diversità di orientamento sessuale.
Il tutto sia detto, a ogni buon conto, senza voler tacciare il regista di pregiudizi omofobi e senza negare, come per una forma di snobismo intellettuale, i pregi del film, dei quali si è pur parlato.

Francesco

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