esercizio 4 febbraio

la proffina ci ha portato questo brano (in corsivo) da continuare, io l’ho fatto così:
La donna s’accascia nella cabina, singhiozzando
Al telefono. Chiede un paio di coseE singhiozza ancora più forte.Il suo compagno, un anziano tuttoIn jeans, sta lì vicino in attesaChe tocchi lui parlare, e piangere.Lei gli porge la cornetta.Per un attimo restano insieme dentroLa minuscola cabina, mescolandoLe loro lacrime. Poi lei va ad appoggiarsi al parafangoDella loro berlina. E ascolta mentre lui prende accordi.

La salma sarebbe arrivata con l’aereo militare il giorno dopo.

I due si guardano.

Lei con odio. E’ tutta colpa sua se Bob ha deciso di partire.

Tutta colpa dei suoi racconti sul Vietnam: la patria, l’onore, la divisa… tutte cazzate!

Lui la guarda e sa che lei lo odia in quel momento. Sa che crede sia colpa sua e glielo farà credere.

Non le racconterà degli amici che lo sfottevano, di quelli che gli davano della “checca”.

Altro che “patria”. Lui era partito per dimostrare che “aveva le palle”.

Solo così lo avrebbero guardato con rispetto.

Solo così l’avrebbero fatta finita… forse.

Ma lei non doveva sapere. Meglio così.

Lei lo sognava sposato con Mary, lei sognava i nipotini tra i piedi.

Meglio odiare lui piuttosto che il figlio.

Un figlio non si può odiare, soprattutto se morto, un marito sì.

 

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