esercizio messina dietro le mura
La mamma tiene per mano il piccoletto,li vedo avanzare pian piano verso di me guardiana del portone d’ingresso. Il pargoletto si slancia di poco per vedere oltre la mia figura, al di là delle mie spalle: io noto ciò e mi sposto con due passi rapidi verso sinistra per consentirgli una visuale maggiore. La donna mi sorride,indossa abiti da “vela”, il giubbino impermeabile e il berrettino calcato sulla nuca mora.Le faccio segno d’accomodarsi come se la invitassi ad accedere in casa mia e non ad oltrepassare quella antipatica porta in ghisa.Massiccia,robusta quanto basta per preservare la popolazione da un ulteriore ed imprevedibile tsunami dopo quello,disastroso del 2020.
Il bimbetto sfugge dalle dita materne e si precipita di corsa verso quel cimitero di monumenti e ruderi appartenuti alla messina di prima.Trotterella con le gambette che sbucano dal bermuda verso ciò che resta della fontana del nettuno e dei suoi amici tritoni.
La statua ancora troneggia bianca e levigata sullo sfondo grigio del muro alto e perimetrale: i palazzi moderni,gli edifici snelli e ricchi di antenne e ricevitori son tutti imprigionati da questa colata di cemento.
Come sospettavo il fanciullo non riesce a trattenersi ed esordisce:”per colpa della parete non si vede il mare…” si fa portavoce dei cittadini a cui è stato tolto il rumore della risacca, l’increspatura delle onde alla vista.
“è vero non si vede più, ma è stata costruita per proteggere…”risponde la madre…e non io…non io che come lui avrei preferito l’incoscienza di una città spalancata sulle acque piuttosto che una gabbia metropolitana.
Sorrido all’anonimo ragazzino che termina i suoi passi innanzi al confine imposto:le manine paffute estraggono un pennarello dalla tasca ed inizia a disegnare sulla superfice ruvida pesci,sirene,meduse,scogliere con alghe filiformi.Principia a creare un acquario dove seppellire Messina.

ma che bel racconto in una Messina post demolizione, in un futuro grunge e la malinconica realtà che per maggiore sicurezza a volte si perde la naturale ingenuità. Bellissimo il rapporto Bambino-Disegno, puro e semplice richiamo all’ingenuità a cui facevo riferimento poco prima. Un bel racconto