il cliente

Ragazzi,

vorrei ringraziarvi tutti, uno per uno, simpatici e antipatici, belli e brutti, divertenti e noiosi, sagaci e permalosi…Vi ringrazio perchè per la prima volta ho scritto per qualcuno e non solo per me stessa, perchè avete apprezzato e criticato ogni mio sforzo, perchè avete condito i miei lunedì sera di dialoghi e pistacchi, sciarriatine e martini, confronti e patatine. Vi ringrazio perchè mi avete accolta, perchè avete sopportato la mia schiettezza e la mia poca diplomazia, perchè mi avete accettata e sopportata così come sono, con le mie lune…e le mie stelle.

Ringrazio Peppe, poco presente in Officine e quasi soffocante nelle mie giornate in ufficio, senza la cui ispirazione non avrei avuto questa opportunità.

Ringrazio Nancy, per le sue risate e i suoi sorrisi accondiscendenti, per la – quasi – inesauribile pazienza, per  l’amicizia che stiamo costruendo e per i consigli che sempre prodiga mi elargisce.

Non ho postato molto in questo blog, spero mi sia data la possibilità di rimediare…

E intanto Vi lascio l’ultima fatica, poco incline forse al mio solito conciso e descrittivo stile, ma non per questo artificiosa. Come tutto, scritta di getto ed ispirazione del momento…e forse anche un pò autobiografica…chissà…..

Luca aggiunse un altro disco da 5 kg. Con questo facevano 200. Si sedette alla pressa, poggiò le gambe nella posizione corretta ed iniziò a pompare. Superò il traguardo di 195 kg della settimana precedente. Poteva dirsi soddisfatto.

Andrea firmò un contratto da 200ml euro.  Aiutare quel politico aveva dato i suoi frutti alla fine. Avrebbe dovuto collaborare, in via ufficiosa, con un tizio che non conosceva di persona ma che aveva sentito nominare come procuratore sportivo di celebrità. In questo momento seguiva  un famoso atleta che per una sbornia era finito nei guai con la legge. Sarebbe stato lontano dai riflettori, dietro le quinte a guardare chi si faceva bello con i suoi discorsi e le sue requisitorie, ma non importava. Lo pagavano profumatamente ed era il primo incarico da ormai troppo tempo. Non esercitava più la professione da anni, l’ultimo scandalo finanziario l’aveva coinvolto tanto da dover scendere a patti con l’albo e ritirarsi dalla professione in silenzio. Fortunatamente il Presidente dell’Ordine gli doveva tanti di quei favori che gli consigliò la via più comoda in tutti i sensi. Si sarebbe ritirato dagli affari con la scusa della salute cagionevole, nonostante la giovane età, e avrebbe continuato a gestire le sue stesse pratiche grazie alla firma del suo ex praticante, ormai socio dello studio. La gente non avrebbe mormorato sul suo conto, la sua insignificante moglie avrebbe continuato ad andare al circolo a testa alta, sulla porta di casa sarebbe rimasta la targhetta AVV. e lo studio legale sarebbe continuato ad essere la base perfetta delle sue numerose attività illecite …  senza contare che  quello che aveva racimolato più o meno legalmente nel corso della sua carriera lo rendeva tra gli uomini più ricchi dell’intero Stato.

Tutto andava per il meglio fino a quando non rivide lei.

Luca era nato a Roma, giusto il tempo di un vagito e i suoi erano tornati a Palermo. Lì era cresciuto e aveva coltivato il suo sogno di bambino. Barcamenandosi tra lo studio e le prese in giro di compagni e amici che ritenevano che quello sport non fosse da vero maschio, era riuscito a diventare uno degli atleti migliori a livello europeo, giocava in Nazionale, era circondato da belle donne che attirava come mosche sul miele, presenziava a festini e sfilate e soprattutto guadagnava in modo smodato. Poteva dirsi soddisfatto. Da qualche tempo però si sentiva inquieto, la vita relativamente facile che aveva avuto lo riempiva di incertezze e preoccupazioni, stava diventando insicuro e in alcune occasione aveva tentato di rifugiarsi, maldestramente, nell’effimero conforto dell’alcool. Non aveva previsto che l’incontro con il suo procuratore per tirarlo fuori dal guaio in cui si era cacciato lo avrebbe portato ad un punto di non ritorno.

Non aveva previsto di rivedere lei.

L’incontro con il procuratore Russo era stato fissato durante un  party a villa Alfieri, al quale sarebbe intervenuto anche il famoso avvocato con il quale dovevano prendere contatto.  Luca si sarebbe presentato da solo,il procuratore e l’avvocato sarebbero intervenuti con le rispettive mogli. Il segno di riconoscimento dell’avvocato sarebbe stato un margarita e un fazzoletto blu nel taschino della giacca. Tutto sarebbe dovuto essere semplice e veloce, doveva sembrare una chiacchierata sul tempo tra perfetti sconosciuti.

Luca non amava quelle feste. Troppa gente perbenista pronta a scandalizzarsi per cose che a casa loro, tra le loro mura, erano la normale routine. Lui non era così, il giudizio degli altri non gli interessava, andava sempre dritto per la sua strada, comportandosi come riteneva più opportuno a seconda dell’occasione. Detestava le chiacchere, inutili e ridondanti manifestazioni di sentimenti, emozioni e stati d’animo che si potevano benissimo comunicare con gli occhi, con i gesti e con le azioni, senza tanto clamore. Parlava poco ma colpiva nel segno. Le donne lo consideravano un affascinante, imprevedibile eccentrico, gli facevano le fusa e lui accontentava tutte senza rendere veramente felice nessuna e senza essere veramente felice con nessuna. Non dopo lei.    

Erano trascorsi 5 anni.  

Lui era ancora un atleta sconosciuto, che giocava a beach volley per far passare le serate estive e che usciva in moto con i soliti amici. Avrebbe fatto il balzo di carriera da li a poco, quando durante una partita di beach volley a Modello’s beach era stato notato da un procuratore sportivo in vacanza.

Si era ritrovato con un contratto quinquennale e una carriera che fino a quel momento non aveva subito nemmeno una battuta di arresto. Ma per inseguire i suoi sogni sportivi aveva rinunciato a lottare per l’unica persona che contava davvero nella sua vita.

Si conoscevano da tempo e si frequentavano di rado, grazie ad un giro di amici in comune che di tanto in tanto organizzava numerose rimpatriate, ma il rapporto non era mai andato oltre i saluti di convenienza.  Lei era più grande di qualche anno, viveva in un’altra città ed era fidanzata da anni con un ragazzo dello stesso giro. La loro storia sembrava dovesse inevitabilmente sfociare nel più romantico e classico dei matrimoni. Graziosa, dolce e di carattere forte lei, affascinante, ambizioso e ricco lui, formavano una coppia che i più invidiavano. L’ultima volta si erano visti in occasione di una rimpatriata organizzata per Capodanno. Gli auguri, qualche foto, la discoteca dopo la mezzanotte, la colazione del giorno dopo, ancora foto ricordo e poi ognuno per la sua strada, tanti saluti e alla prossima.

Fino alla festa di compleanno di una delle figlie del Conte Alfieri, lo stesso che aveva organizzato il party quel giorno. Questa volta lei era da sola. Il fidanzato l’aveva mollata senza troppe storie per una collega di magistratura che aveva sposato per interesse di li a poco e lei aveva voglia di ricominciare da capo.

Non ci furono i soliti saluti di convenienza, né le foto ricordo, né ognuno andò poi per la sua strada. Si erano sempre cercati e non lo sapevano. Ora che finalmente si erano trovati, la passione li travolse come un fiume in piena. Fu il periodo più bello della  vita di Luca. Si innamorarono poco a poco  e quando la passione si affievolì e misero da parte età e lontananza, si scoprirono amici, complici e compagni di viaggi e giochi. Fino a che l’ex non si ripresentò pentito e gliela portò via con lusinghe e promesse che non mantenne mai. Fino a quella partita di beach volley che gli offrì la possibilità di diventare qualcuno e di andarsene il più lontano possibile da lei.      

L’ora dell’incontro si stava avvicinando era meglio smettere di pensare al passato e farsi trovare vicino al luogo stabilito, cercando Russo e un uomo con un margarita e un fazzoletto blu nel taschino della giacca.

Li vide, stavano già parlando animatamente.  Sgomento, riconobbe l’avvocato. Anche voltato, la figura esile e altezzosa di Andrea spiccava tra gli altri invitati. Non riusciva a crederci, dopo tanti anni aveva di nuovo a che fare con quell’essere spregevole e vigliacco. La sua carriera sarebbe stata nelle mani di uno dei più grandi avvocati dello Stato e dell’unico uomo che detestava con tutto sé stesso.

Lo stesso uomo che gli aveva portato via la donna cha amava più di ogni altra cosa al mondo.  

Si allontanò a grandi passi,era furioso, doveva rimandare l’incontro del tempo necessario che gli serviva a ritrovare la calma e la compostezza. Erano anni che sognava di tirare un cazzotto in faccia a quell’uomo arrogante e un party in piscina non era il momento giusto. Doveva riordinare le idee.

Poi la vide. Scendeva dalla scalinata dell’ingresso. Con una mano si teneva alla balaustra di marmo, con l’altra teneva una piccola borsetta color oro. Improvvisamente Luca si pentì della sua solita mise sportiva. Lei indossava un semplice tubino nero, senza spalline, con una scollatura asimmetrica che le metteva in risalto i seni. Ed era bella come allora. Ed era sola. 

La vide anche Andrea. Il suo sorriso di circostanza si incrinò per un attimo ma non lasciò trapelare né il disappunto né il piacere perverso che provava rivedendola. C’era stato un tempo in cui si amavano veramente, in cui progettavano il loro futuro, la loro casa e il nome dei loro bambini. Poi lui iniziò a vincere cause su cause, ad essere importante e famoso, importanti aziende nazionali ed estere richiedevano la sua presenza di continuo e iniziò a stare via settimane e weekend e inevitabilmente si trovò tra le braccia di un’altra donna, altrettanto ambiziosa e spregiudicata, la stessa che sarebbe diventata sua moglie, la stessa che dopo 5 anni di matrimonio si era adagiata sugli allori della ricchezza, diventando ciarliera e cinica.

E ora lei era di nuovo alla sua portata, ancora bella, debole ed indifesa. Certo aveva dovuto mortificarsi con promesse e lusinghe e toglierla a quel piccolo idiota con cui si era messa dopo che l’aveva scaricata. Ci aveva giocato un po’, promettendole che avrebbe lasciato la moglie e sarebbe tornato da lei , che era stato tutto uno stupido errore…e dopo essersi divertito l’aveva lasciata di nuovo. Non sapeva niente di lei ormai da 5 anni, ma sapeva che non era tornata dall’idiota perché lui nel frattempo era partito e aveva fatto carriera. Ma la soddisfazione di togliergliela era stata tale e tanta che ancora ne godeva. E ora lei era di nuovo li, pronta per nuove promesse e nuove lusinghe.

Luca vide Andrea con la coda dell’occhio. Aveva lasciato il procuratore Russo con un cocktail in mano e una pacca sulla spalla e si stava dirigendo verso la scalinata, verso di lei. Non poteva permetterlo. Non di nuovo. Non ora che il destino gli stava dando un’altra possibilità. Era in una posizione di vantaggio e, anticipandolo, gli si parò di fronte.

-          “Tu!” – esclamò Andrea vedendosi sbarrare il passo. – “allora sei tu il famoso atleta che dovrei aiutare…ma guarda. Gli anni passano ma non la tua arroganza. Lasciami andare.”

-          “Si proprio io. Cosa credi di fare? Pensi di poterti intromettere ancora? Levati di torno altrimenti…”

-          “Altrimenti cosa? – rispose Andrea alzando la voce in modo da farsi sentire da tutti i presenti – “ Su avanti piccolo idiota, cos’è mi vuoi picchiare? Sei di nuovo ubriaco vero? Ti vuoi vendicare qui, in modo che tutti sappiano…”- Luca non gli lasciò finire la frase. Il pugno partì prima ancora che lui stesso se ne rendesse conto. Andrea volò a terra, con il naso sanguinante e l’arroganza mascherata in una risata forzata – “Poverino, l’alcool gli ha dato alla testa. D’altronde sappiamo tutti i problemi che ha. Non c’è da meravigliarsi se la sua carriera sia in declino.”

Luca non lo ascoltava più. Era già lontano, era già da lei, che lo guardava, ancora immobile sulle scale. Gli tendeva la mano, gli sorrideva, ma i suoi occhi avevano una luce strana, risoluta, fredda.  

Luca non fece in tempo a prenderle quelle mani adorate, né a baciare quella bocca a lungo desiderata.

Un colpo di pistola esplose dal punto in cui Andrea giaceva ancora a terra, centrandolo tra le spalle. Le cadde davanti, macchiandole l’abito di sangue, le cadde tra le braccia e l’ultima cosa che vide fu il volto dell’amata. Lei lo sorresse, si inginocchiò sulle scale, lo strinse a sé con lo stesso braccio che gli aveva teso per accoglierlo, aprì la borsetta da sera con la mano libera, estrasse una piccola pistola e puntandola verso Andrea urlò – “Finalmente ti ho trovato. Dopo tutti questi anni…”.

E sparò un unico colpo.

Leave a comment

You must be logged in to post a comment.