il lanciatore coltelli
Ella giunge dalla platea,falcate regolari le smuovono la gonna leggera.Risale la scalinata laterale che conduce sul palco:e’ stata scelta tra gli spettatori come aiutante.
Le suole piatte alternandosi calpestano le assi in noce,la lunga treccia le solletica il collo magro.
Occhi:azzurri,castani,verdi monitorano la traettoria della ragazza che incede sicura,tenace.
L’uomo è in scena,l’abbigliamento piratesco,i pantaloni usurati inseriti nelle ghette degli stivali scuri.
I passi fanno scricchiolare il parque della pedana:Potrebbe avere 40 anni ed è guercio,una benda raggira l’occhio insano lasciando esposto e vivace il sinistro.
La raggiunge,ricuce la distanza fino a trovarsi innanzi alla donna:le rialza il mento con i polpastrelli di indice e medio,k issando il visetto femmineo come un minibinario instradano sguardo in sguardo.
Non scambiano parola.
Lei slitta il faccino via dal tocco maschio,con una scia lenta di occhiata nera mentre si dirige al fondo del palco x eseguire le istruzioni di una saltimbanco:
Si posiziona di schiena contro il pannello verticale, poligono di tiro necessario.
Gli spettatori son seduti comodi e palpitanti,qualche ventaglio frulla lento nella notte tiepida.Centinaia di iridi indirizzano la vista in egual direzione.
Il tiratore si china per recuperare con entrambe le mani una coppia di coltelli dal perimetro degli alti scarponi.
Risalendo,riergendosi l’unica pupilla contornata di nocciola ascende sulla figura d’ella fino all’ imperscrutabile ottica corvina,poi, coordinatamente soppesa le lame gemelle sui palmi facendoli roteare a qualche centimetro d’altezza.
Passano secondi ,stira i bicipidi indietro per caricare l’azione e scagliare il duo ferroso.
Puo’ notare subitaneamente, con la sola orbita attiva, il dilatarsi delle pupille di lei,il suo flettere il collo indietro per calcar ancora di piu’ la testolina mora sull’impalcatura retrostante.Inspira ed espira quando i dagger si conficcano nelle nervature del legno.
Uno lacera un lembo di tessuto al fianco pronunciato della fanciulla.
La saltimbanco,per riflesso condizionato, istiga gli astanti all’ applauso fornendo per prima il battito d’inizio.Rotea gli occhi sull’assistente improvvisata e ne carpisce l’ansia dalla traspirazione che le imperla la fronte piccina,su cui ciocche sono scompostamente appiccicate:dirotta a seguito l’attenzione sul lanciatore.
Egli impugna dalla cintura in cuoio il terzo arnese, mirando ricerca ossessivamente lo sguardo di conferma.La bella assottiglia gli occhi tra palpebre e ciglia in tacito assenso.
L’ex corsaro allenta la presa sul manico e la rasoiata fende l’aria,scocca rapida verso la struttura.
Ed ecco che al centro delle luci si ripiega su se stessa,si raggomitola con lentezza scivolando al basso.Qualcuno nelle prime file si alza dalle poltroncine bombate.Taluni nei palchetti superiori strizzano la visuale dietro le lenti dei binocolini avorio: divaricando le labbra sgomenti.
Il protagonista retrocede di un metro e sfarfalla le dita nervose. Solo quando è completamente distesa,accasciata la saltimbanco accorre ai piedi della dama per mostrare a tutti la bellissima treccia recisa,lunga e forte come un cappio.
Bye bye a tutti..alla prossima!

Vorticoso, turbinoso, un vortice di sguardi, prospettive e colori. Rende perfettamente l’atmosfera da circo.
Brava Mari