La storia di Alice, tra sogni e violenze
LA STORIA DI ALICE, tra sogni e violenze
Esile, un bel visino, due occhioni neri, capelli lunghi neri, ma quello che più attraeva di Alice, era la sua voglia di vivere, sempre celata dai suoi silenzi, da malinconia, da una nostalgia; ma di cosa Alice, dovevi avere nostalgia a 16 anni? Di quando eri bambina? Degli aquiloni che non riuscivi a costruire bene, ma che comunque, li mandavi ugualmente in alto, o di quando soffiava forte il vento, e te ne stavi nel giardino, con il viso rivolto al cielo, per spiccare il volo da terra, con un salto, per provare la sensazione, che in quell’attimo, in cui i tuoi piedi non toccavano il suolo, tu stessi volando? E sì, quella voglia di volare, non ti ha mai abbandonato; quella voglia di libertà, di scappare lontano, ma da chi, o da cosa, volevi fuggire? Forse certe volte, il troppo amore della famiglia può opprimere, e tu sicuramente, ti sentivi oppressa; avevi troppa inquietudine dentro, frutto della tua ipersensibilità, sempre alla ricerca, dell’essenza delle cose, del sublime, mai delle futilità; e poi le prime simpatie, i primi trepidii del cuore, i primi sguardi maliziosi su di te…ma si, cominciavi a scoprire quelle dolci emozioni, che ti toglievano l’appetito, che ti facevano lacrimare gli occhi, al suono di una canzone; e poi le tue ansie, per inseguire i tuoi sogni, per aprire il tuo cuore, dove hai sempre custodito sentimenti profondi, e credevi che gli altri aprissero il proprio, che capissero, che i tuoi erano sentimenti puliti, che volevi solo e soltanto amore. E no cara amica, non è andata proprio così…e quel giorno, quando all’uscita della scuola, il tuo amico, ti chiese di salire in macchina con lui, per accompagnarti alla stazione, a prendere il treno, per tornare a casa, perché pioveva, tu accettasti, con l’ingenuità dei tuoi 16 anni, e con un sorriso sei salita tranquilla; ma il sorriso non tardò a scomparire, quando il tuo amico, imboccò un’altra strada, che non portava certo alla stazione, ma in una stradina di campagna, e lì Alice, in quella stradina solitaria, la tua vita, in pochi minuti, subì un grande capovolgimento; il tuo animo fu ferito più del tuo corpo; lo spavento nei tuoi occhi, e le tua urla, che si mischiavano con la pioggia che a dirotto scendeva giù, ancora rimbombano nella tua mente; in essa il vuoto, un capovolgersi di sensazioni, un vorticoso girotondo su una giostra dove non c’erano colori e luci, ma solo il buio; ti riportò alla stazione, e ti mettesti su quel treno, con lo zaino pieno di libri, ma con un peso ancora più grande, l’innocenza spezzata; la sensazione più immediata, fu quella di sentirti all’improvviso donna, di aver lasciato di colpo, quel magico mondo di fanciulla, per entrare in un mondo, fin’ora sconosciuto; ti sentivi sporca , e ti lavavi continuamente, con quella rabbia di voler cancellare ogni traccia, ma quello che sentivi più sporco era anche il tuo animo; ma tu Alice, non avevi l’animo sporco, era solo ferito, lacerato, graffiato, e per lunghi anni, se qualcuno ti faceva una carezza, di scatto, istintivamente allontanavi il tuo viso. Sei cresciuta amica mia, e di paure, sotto forme diverse, te ne porti ancora molte; ma una cosa hai saputo fare, la più splendida, e in questo sei stata bravissima; hai saputo mantenere vivi i tuoi sogni, sei riuscita dopo anni, a continuare a volare, perché nel tuo cuore regna un amore infinito, che è riuscito a risanare tutte le ferite. Hai vinto tu, Alice, perché i sogni e i sentimenti che albergano nel tuo animo, l’hanno guarito; da quel giorno, amica mia, ho imparato a volerti ancora più bene e in questo continuo errare dei tuoi pensieri, ti fermi spesso, a quei periodi della giovinezza, e capisci che solo passando attraverso le tenebre, puoi aspettare di rivedere l’alba; e tu l’alba la continui a vedere ogni giorno, più splendente che mai, perché l’amore che porti dentro dà sempre luce e colori anche alle giornate più cupe.
ROSANNA

All’ inizio questa storia, <> come la protagonista, sembra quasi banale. Ma poi dice tutto del dramma che inabissa i sogni, del perdurare di una fede nella vita ferita ma non sconfitta,e della vittoria finale. Che è la vittoria dell’ amore, presentificato dal dialogo tra la voce narrante e la protagonista della storia.
Le forme linguistiche e grammaticali, svincolate dall’ ossequio rigoroso alle regole, fanno risaltare nella sua purezza, come in certa pittura naif, la capacità di vedere nel cuore delle cose
Volevo scrivere: <> come la protagonista
P.S. Tra virgolette volevo mettere la parola esile, ma non so perché non è stata inserita
Ciao, grazie per esserti soffermato su questa storia. Scusami, non capisco quando dici:”volevo scrivere: come la protagonista”. Se ti va visita il mio blog:http://blog.libero.it/luanaromantica/
Buona giornata
Rosanna
Volevo scrivere: esile come la protagonista, mettendo esile tra virgolette (perchè il termine esile compare nella storia).