Laboratorio di lettura consapevole 27 ottobre 2008
Continua l’esplorazione dei sensi.
Dopo avere usato gli occhi della mente per intrufolarci in case di vecchi ed arcigni professori, amiche e amici del cuore e scanzonati soggetti dark non meglio identificati, ieri è stata la volta dell’esplorazione dello spazio e della realtà attraverso i suoi odori.
Siamo stati in una cameretta di una ragazza che si preparava per un appuntamento, confusa tra pensieri di lui, trucchi e gocce di profumo (“i trucchi quando sono nuovi emanano una dolce fragranza di borotalco, poi sanno di mappina” Daniela sa sempre cogliere l’essenza delle cose, grazie, ci apri gli occhi!!!); abbiamo camminato in atmosfere ovattate da una sottile nebbia in un borgo in festa per S. Martino, attraverso odori di ceppi accesi, vino, castagne, respirandone al contempo la festosa e fredda atmosfera; ci siamo rifugiati nella caverna di un elfo, percependone la penombra, l’umido e il chiuso; abbiamo camminato nei corridoi di un opulento palazzo cinese, tra cortigiane e amanti infedeli, passando tra porte scorrevoli in carta di riso e alambicchi per la distillazione dei profumi, storditi, schiaffeggiati e assaliti da oli aromatici ed essenze profumate di cardamomo, fiori di loto, cannella, chiodi di garofano, vaniglia, asperse con voluttà e desiderio di vendetta da una cortigiana gelosa sul corpo del suo amante infedele, per provocarne volutamente una pazzia odorosa che porterà l’uomo a desiderare la sua stessa morte; abbiamo atteso qualcosa o qualcuno in una stazione, tra odori di umanità di viaggio, sudore e saluti, caffè e rotaie; abbiamo guardato fuori da finestre appannate e sporche di acqua, alito e lacrime, una pioggia incessante e lenta, che tutto lava e tutto purifica, che si porta con sé gente, allegrie e dolori, che ripulisce gli angoli delle strade e del cuore, in attesa di chissà cosa o chi; siamo stati in una piccola casa di campagna al crepuscolo, ne abbiamo salito le scale a lume di candela e abbiamo atteso l’alba e lo schiudersi di un gelsomino.
Gli odori ci hanno assalito, sorpreso, entusiasmato, rattristato.
L’odore di terra, asfalto ed erba bagnata è stato ricorrente, come fosse una sensazione che ognuno di noi conserva dentro sé, con accezioni via via diverse, conosciute, nostalgiche e pur tuttavia sempre nuove e desiderate, come “qualcosa che si sa di aver avuto, si è perso e non si riesce a definire cos’è…”.
Qui di seguito i titoli proposti.
Spampinato – La prima volta che ti ho rivisto
Allende – I racconti d’alcova di lady Onogoro tratto da Afrodita
Coltrane – Odore di pioggia
Pascoli – Il gelsomino notturno
De Mari – L’ultimo elfo
Borges – Rione riconquistato
Verlaine – Mi lacrima il cuore
Carducci – S. Martino
Calvino - Se una notte d’inverno un viaggiatore
Nota:per il prossimo incontro di “officine” non sono previsti compiti per casa….

complimenti ad Annalisa, che ha trasformato il semplice diario di bordo di un incontro rumoroso ed a volte confuso (ma non per colpa dei partecipanti ) in un nuovo brano, aromatico ed intenso, cogliendo al meglio le parole dei caponatini.
daniela cara, naturalmente ti riferivi alla scroscio della pioggia dietro i vetri…. ah ah ah;
grazie annalisa per la tua collaborazione!
ormai sono di cattivo esempio per l’aggiornamento e i commenti, chiedo perdono e allo stesso tempo faccio i complimenti a tutti quelli che rendono vivo questo sito… sicuramente più di me!
grazie
nancy
Brava! sei riuscita a rendere interessante quello che poteva essere un semplice “resoconto”. alla prossima!