Contributo alla lettura (1).

“Domani nella battaglia pensa a me” di Javier Marias.

Marta Tellez muore all’improvviso, una notte, nella sua casa, nel suo letto, tra le braccia di uno sconosciuto, adulterio mai portato a compimento. La sua vita si è fermata e con lei muore ogni cosa che le appartiene, dalla gonna stropicciata che indossa ancora, alla sua memoria. La morte porta via tutto, non solo la fisicità di un corpo.
Lo spazio di tempo in cui Marta è ancora viva e poi è già cosa morta – in metamorfosi – vede solo lui come testimone, l’uomo conosciuto da poco, invitato a cena a riempire una sera e, chissà, forse qualche altra ora nella sua vita. Quest’uomo, Victor, superati i primi momenti di smarrimento, diventa dunque un osservatore discreto delle persone che appartengono al mondo ufficiale di Marta, alla scoperta della vita della donna che conoscerà meglio solo da morta. Si apre così la strada di un racconto intessuto di interiorità, di ricordi, di strade che si intrecciano e si dividono anche all’insaputa degli stessi passanti, ripetute riflessioni sull’originale concetto di cosposi e cogiacenti, parentele anomale che uniscono perfetti sconosciuti, fino all’inaspettata scoperta di un finale che è un gioco di specchi, la morte contagiosa che, quella stessa notte, ha visitato la vita del legittimo ed ignaro sposo di Marta. La colonna sonora di tutto è il rincorrersi di una frase shakespeariana che è una maledizione che gela le notti di un re assassino, parole che sono pietre scolpite di un Grande senza fine.
Bellissimo libro, avvincente, narrazione fluida, stile accattivante con frasi lunghe, parole che si inseguono senza sosta, una dietro l’altra, incalzanti, rotolano lungo una china, ogni verso un respiro profondo e trattenuto.
Che resta? La condizione umana è di vivere nell’inganno, fatto e ricevuto, e non dovrebbe sorprendere la sua realtà; ma allora perchè fa tanto male ed è così difficile da sopportare quando si svela?
E il pensiero che va dritto ai versi di un altro immortale “Cari fratelli dell’altra sponda … amammo in cento l’identica donna …. quando si muore si muore soli…”

Giusi.

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