Messina dall’alto
vista la mia assenza da Messina e l’impossibilità di leggerlo questa sera al corso, ho deciso comunque di postare il mio esercizio.
A più di 200 metri dal suolo, attaccato ad un corrimano di metallo umido, di un’umidità salmastra, con gli occhi perpendicolari al basso, hai solo pochi filoni logici attraverso i quali la tua mente può spaziare. “Potrei cadere? Potrebbe cadere? Potrei far cadere qualcuno? Quella casa di chi è? Quanto tempo c’è voluto per costruire il pilone? Ho sete, quanto tempo ci vuole prima di scendere giù?”. La mente si lascia andare tra dubbi esistenziali, desideri effimeri, pensieri sadici o masochisti, fantasie erotiche, scherzi fanciulleschi. Sei a 200 metri dal suolo ed hai ogni singola casa che prima guardavi dal basso, proprio sotto i piedi, ma senza che tu possa calpestarla. Il bello va visto dall’alto. Il bello dall’alto acquista un’altra prospettiva. Più sei distante e alto più i difetti rimpiccioliscono, fino ad annientarsi. Il quadretto del tuo paese, visto da quest’altezza diventa quasi poetico. Le buche sparse sull’asfalto, i cassonetti guasti e stracolmi, i rifiuti nel lago, le carte in terra, le frasi volgari sui muri, la puzza di fogna e vergogna. Tutto sparisce, tutto diventa un errore relativo. Spariscono anche le persone che vivono in quelle case, non le vedi più muovere, diventano piccoli puntini colorati e senza firma. Tornano nell’anonimato che spetterebbe loro, tornano ad essere quell’insignificante materia organica alla quale anche da vicino spesso non dai valore che valga più di un punto. Ho tirato qualcosa da quassù. Ho appena gettato un aereoplano di carta. Ho scritto un messaggio, ho scritto la mia volontà, il mio desiderio di rinascita per messina. Lo voglio donare dall’alto, proprio come farebbe un dio visibile. Il vento spinge l’aereoplano, che fa le giravolte, e ritarda il suo cammino verso gli uomini. L’aereoplano segue la forma della costa, della falce e poi dei monti. Si lancia giù in picchiata per raggiungere un uomo che, senza nemmeno averlo visto, si scosta di lato, lasciando che questo si fermi sul parabrezza di un’auto. L’autista è dentro e con un rapido colpo di spazzole manda via l’aereo che purtroppo ferma il suo percorso per terra. Dei ragazzi ci passano sopra con le loro scarpe, poi arriva un bimbo che lo raccoglie, vorrebbe giocarci ma è guasto, così lo apre e nota il messaggio che contiene. Stupito lo da alla madre e chiede spiegazioni sul significato. Questa lo legge e con fare elegante risponde al figlio “che cazzo ne so marco, non prendere tutte le porcherie che trovi per terra”. Lo appallottola, e lo getta proprio dove era stato raccolto. Li, il tempo, la sabbia mossa dalla brezza, provvederà pian piano a rendere al foglio di carta ciò che io invano avevo scritto. “Vi seppellirò tutti.”.

WOW!!! è davvero bellissimo… e tristemente realistico!!!… ma continuiamo a sognare e a sperare… non è detta l’ultima parola!
:-))) Bravo, mi piace come esprimi ciò che hai dentro!
solo quando ci allontaniamo anche solo per un pò dalle cose materiali e tendiamo verso l’alto ci accorgiamo delle tante cose insignificanti che costituiscono il nostro consueto vivere e per le quali ci accaniamo tanto perdendo tempo,energia….e sogni.a quel punto ci sentiamo stupidi;quando basterebbe rivolgere gli occhi un pò più spesso verso il cielo per aspirare………..al vero.
ps.voglio salire anche sul pilone uffi :-( :-( :-( :-( :-(
mi è piaciuto molto: mi hai fatto salire con te virtualmente; io, causa vertigini, non ho il coraggio di farlo…
“vi seppellirò tutti”… non ho pensato che fossi tu a dirlo ma che il foglio stesso parlasse, ho pensato alla scrittura: le parole una volta scritte hanno una loro vita e ci sopravvivono.
alla prox, francesca