Questa è…questa è…urtna pessima idea!

Il signore desidera?
Il ragazzo era entrato nella libreria deserta di un torrido pomeriggio estivo, e si guardava attorno cercando di capire di dove provenisse la voce che gli aveva appena parlato. Le mani erano affondate nelle tasche della giacca a vento, e portava un berretto nero che gli avvolgeva la testa fin quasi a coprirgli il viso.
Buongiorno signore – ripeté la voce – posso aiutarla? – E da dietro il registratore di cassa qualcosa si mosse. Di lì ad un secondo spuntò un omino di un metro e mezzo scarso, che fissò sul suo viso un paio di occhietti neri allegrissimi.
Cercava qualcosa in particolare?
Si !- fu la risposta decisa.
L’omino s’illuminò. – Ma che bello, finalmente un giovane che dimostra un chiaro interesse alla lettura più che ai videogame e ad internet, non sa che soddisfazione sia per me. Gli unici che entrano nella mia libreria hanno certe facce sa, sono per lo più studenti in cerca dei testi per gli esami, e si capisce benissimo che potendo eviterebbero volentieri di metter piede qui dentro – e gli strinse energicamente la mano.
Ma cosa sta facendo!
Scusi l’entusiasmo sa, ha ragione, è che quando incontro una persona come lei non riesco a controllarmi, sono troppo contento. E mi dica, cosa legge di solito, che genere preferisce, i classici?…Ma no mio Dio, cosa vado dicendo – esclamò nascondendosi il viso tra le mani e ridendo – che stupido sono, lei è ancora un ragazzo, sicuramente leggerà autori moderni, libri gialli o storie di spionaggio. Oppure … – e si fermò un attimo guardandolo intensamente negli occhi.
Il ragazzo pensò che aveva davanti l’essere più strano che avesse mai conosciuto, e che non c’era momento migliore di quello. Strinse forte la mano sul calcio della pistola pronto a tirarla fuori, quando un colpo lo fece sobbalzare. Il piccolo libraio aveva sbattuto forte le mani tra loro in un gesto di esultanza. – Ma certo, i fumetti! Venga venga – disse trascinandolo – Ho un intero scaffale del mio negozio dedicato a questo genere, non le nascondo che sono la mia passione nascosta. Non dovrei dirlo sa, col lavoro che faccio, ma davanti a questi volumi, a queste strip, divento come un bambino in un negozio di giocattoli. Senza parlare degli Hentai giapponesi, mi fanno letteralmente impazzire! – aggiunse maliziosamente strizzandogli l’occhio.
Il ragazzo lo guardava confusissimo, cercava di raccapezzarsi, di pensare cosa fare, di dirlo finalmente «Questa è una rapina!» ma si sentiva ingessato. Iniziò a balbettare e il libraio, vedendolo così rosso in viso, paonazzo per la collera, si avvicinò a lui preoccupato.
Ragazzo mio ma lei non sta bene. Del resto, con una giornata così calda come fa ad andarsene in giro con un berretto così pesante. Si sieda qui – e gli indicò una sedia proprio vicino al registratore di cassa – Le porto un bicchiere d’acqua?
Il ragazzo si divincolò dalla stretta rassicurante dell’omino. – Vuol lasciarmi stare una buona volta!
Scusi tanto sa, lei ha perfettamente ragione, mi spiace. Me lo dicono spesso anche gli amici che sono un po’ invadente e non lascio spazio agli altri. Specialmente quando una cosa mi entusiasma attacco a parlare e non la smetto più. Lo so che è così, mi dico che non lo faccio più, che voglio smettere, imparare a controllarmi, lasciare spazio agli altri ma niente, ci ricado ogni volta. È come una maledizione, una cosa più forte di me. Parlo, parlo parlo e non la smetto più, non c’è cosa che possa fermarmi…
E in quel momento il ragazzo, fuori di sé, tirò fuori la pistola e la puntò contro il viso dell’omino, che superato rapidamente un primo istante di assoluta sorpresa esplose in una fragorosa risata, gettando le mani in avanti nell’impeto e finendo quasi addosso al ragazzo, sempre più confuso ed agitato.
Non m’importa niente di lei e dei suoi amici, e mi tolga le mani di dosso! INSOMMA BASTA! – urlò ormai fuori controllo, provocando il riso ancora più irrefrenabile del libraio. Si sentì mancare e decise che doveva andarsene subito da lì. Si ricacciò la pistola in tasca e si lanciò verso la porta che si richiuse con gran fragore alle sue spalle.
Che strano ragazzo – mormorò il libraio una volta recuperata la calma – chissà perché e scappato via a quel modo. E non m’ha neanche detto cosa stava cercando. Spero che torni, era così simpatico.

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