Report laboratorio di lettura consapevole del 18 febbraio 2011 – Milazzo

Il laboratorio di lettura consapevole del giorno 18 febbraio 2011 è stato dedicato al verbo “aprire”.
Una breve introduzione da parte di Lara richiama vari significati di “aprire” e dell’aggettivo/participio “aperto” in diversi ambiti.
Innanzitutto nel gioco: negli scacchi, il termine apertura indica la prima fase della partita, quando tutti i pezzi sono presenti sulla scacchiera ed i guadagni di spazio, posizione e pezzi determineranno in maniera significativa lo sviluppo del gioco e lo svolgimento della partita nel suo complesso.
Poi, in musica classica, dove con ouverture si intende un brano musicale che introduce un’opera lirica, o, più in generale, una qualunque composizione musicale non legata ad alcun programma. Le ouvertures sono costituite da un movimento veloce, frequentemente senza una sezione di sviluppo, ma alcune volte sostituendo ad essa un episodio melodico in tempo lento: viene proposto l’ascolto dell’ouverture da “La forza del destino” di Giuseppe Verdi.
Parlando di musica leggera, si rende omaggio al Festival di Sanremo, in corso di svolgimento, proponendo le note della canzone scritta da Pichi e Panzuti che trionfò nel 1956, “Aprite le finestre”, nell’interpretazione di Claudio Villa: “Aprite le finestre al nuovo sole, è primavera, è primavera. Lasciate entrare un poco d’aria pura con il profumo dei giardini e i prati in fior. Aprite le finestre ai nuovi sogni, bambine belle, innamorate. E forse il più bel sogno che sognate, sarà domani la felicita! Aprite le finestre al nuovo sole è primavera festa dell’amor. Aprite le finestre al nuovo sol!”. Ad un messaggio così gioioso e speranzoso si contrappone il fatalismo di Max Gazzè, in un brano più recente, “Se piove”: “ma soprattutto se piove non aprire l’ombrello, aspetta il tuo giorno di sole non puoi fare di meglio”; aprire l’ombrello è il rimedio ai piccoli grandi guai, ma l’invito è quello di lasciar stare ed accettare le contrarietà.
Nel cinema, “aprire” assume diverse connotazioni: all’imperativo, l’espressione “Non aprite quella porta” è presaga di sventure nel terrificante horror che narra del massacro di cinque ragazzi texani a colpi di sega elettrica ad opera del mostro Leatherface (e dire che, nella versione originale, il titolo, molto più cronachistico, del film è “The Texas Chainsaw Massacre”); Apri gli occhi, film di Alejandro Amenabar, che pochi anni dopo la sua uscita vide un remake hollywoodiano dal titoli Vanilla Sky, è l’invito ad uscire dalla dimensione onirica in cui il protagonista vive a sua insaputa. Infine Roma città aperta, film che celebra la liberazione e annuncia un’epoca impegnativa di ristrettezze e ricostruzione.
In letteratura, sono frequenti i testi che invitano all’apertura e al rinnovamento: ad esempio, il libro del Dalai Lama “La via dell’amore. Aprire il cuore e la mente per raggiungere la saggezza e l’illuminazione”, in cui si suggerisce come tradurre l’energia che ognuno di noi dedica a se stesso in una forma di compassione, gentilezza e amore rivolti agli altri. “Le persone stupide ed egoiste pensano sempre a sé, e la conseguenza è immancabilmente negativa” afferma il Dalai Lama “Le persone sagge, invece, pensano agli altri, aiutandoli il più possibile, e la conseguenza è la felicità. Se sei gentile con gli altri, la tua mente e il tuo cuore si apriranno alla pace”. E’ un libro che, riproponendo le parole della presentazione, avvicina il nostro cuore e la nostra mente all’esperienza di un amore illimitato, trasformando tutte le relazioni di cui è fatta la nostra esistenza, e che guida verso la saggezza e l’illuminazione.
La valenza negativa di “aprire” risalta, però, quando si pensa ad una piaga, ad una ferita aperta. “Una ferita aperta” è il titolo del libro di Renzo Rocca e Giorgio Stendoro, che narra l’abuso infantile con lessico crudo ed emozionante. Nella presentazione del volume, si afferma che leggere questo romanzo sia come “aprire il vaso di Pandora”: si aprono gli occhi su problemi per molto tempo rimasti nascosti, che non è possibile tornare a celare; ma, come nel mito greco, sul fondo del vaso rimane la Speranza.
Altri significati di “aprire”, e del participio passato/aggettivo “aperto” lasciati alla riflessione individuale sono “aprire un’attività commerciale”, “aprire le danze”, “aprire il dibattito”, “aprire una discussione”, “lasciare uno spiraglio aperto”, “aprire un pacco”, “aprire il vaso di Pandora”, “un carattere aperto”, “a viso aperto”, “aprire il cuore a qualcuno”. Su questa ultima citazione, le note di “Open your heart” di Madonna chiudono l’introduzione.

Rosina prende la parola proponendo il ritornello di una canzone di Ron, “apri le braccia e poi vola …”, e leggendoci un brano tratto dalla seconda parte de “La storia infinita” di Michael Ende. Nel passo selezionato, Bastiano arriva a Fantasia e incontra Graograman, la morte multicolore sotto le spoglie di un leone. Il personaggio è catapultato nel labirinto delle mille porte, da cui si può uscire solo se si è guidati da un grande desiderio. Bastiano trova dinanzi a sé, una dietro l’altra, una sequela di porte. Ogni porta che si apre, dietro di sé cela almeno due altre porte, di forma, dimensioni e materiali diversi. Le parole di Graograman guidano il protagonista: se è vero che si esce dal labirinto solo se guidati dal proprio desiderio, è quest’ultimo che occorre saper riconoscere e seguire. Bastiano ammette a se stesso che il suo desiderio è rivedere Atreju: il suo percorso, e la scelta delle porte da aprire volta per volta sarà guidata dagli elementi che richiamano Atreju (il cuoio marrone dello zaino dell’amico guerriero, il verde della foresta dove vive, etc.). Alla fine, Bastiano apre l’ultima porta e si ritrova all’aperto, fuori dal labirinto, da cui è uscito grazie alla guida ricevuta dal suo desiderio: è sintomatico come, in un brano che è centrato su un continuo aprirsi di porte come passaggio da una fase all’altra, il verbo aprire compaia solo alla fine.

Loredana propone un brano tratto da “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll. Dopo la caduta, Alice rincorre il Bianconiglio e finisce con il trovarsi dinanzi a tante porte. Come fare per uscire all’aperto, dato che dispone di una sola chiavetta d’oro che apre la porta più piccola, dalla quale non riesce certamente a passare? È la magia ad aiutare Alice che beve una pozione e diviene piccola piccola, in modo tale da poter proseguire il suo cammino.
Loredana propone anche un suggestivo verso dalla poesia di Giovanni Pascoli “La mia sera”: “che pace la sera, si devono aprire le stelle nel cielo sì tenero e vivo”.

Alessandro menziona la fiaba di Charles Perrault “Barbablù”, e l’imperativo categorico a “non aprire quella porta” (un richiamo cinematografico alle brutte sorprese e gli spaventosi segreti celati dietro una porta, per cui l’apertura ha valenza negativa?).
Riporta, poi, un insolito racconto di Primo Levi, dal titolo “Cara mamma”, in cui si narra dell’apertura di un pacco. Un soldato romano, originario della Val di Susa, e di stanza nel Vallo di Adriano scrive una lettera alla madre. Il pacco in cui si trova la lettera viene aperto dopo 2000 anni, rivelando un mondo intero. La lettera descrive usi e costumi del luogo in cui si trova il soldato, la sua vita quotidiana, le sue aspettative: tutti noi presenti concordiamo sull’eccezionale attualità del messaggio anche a distanza di duemila anni dal suo invio.

Cettina ci propone una lettura metaforica del verbo “aprire”: “aprire” significa “iniziare”, intraprendere una strada nuova, e cita due libri che, seppur diversamente, tragicamente il primo, e con bonomia il secondo, descrivono l’inizio di una fase di rinnovamento della vita.
In “Creatura di sabbia” di Tahar Ben Jelloun si narra della vita e del destino della settima figlia di una famiglia orientale tradizionalista: alla fanciulla, nata dopo che le attese erano per un figlio maschio, viene imposta un’identità maschile, tenuta segreta alle altre sorelle. La ragazza accumula rabbia e frustrazione, e prevarica le altre sorelle, che non sospettano della sua identità femminile finché, venute a conoscenza dell’inganno, la rinchiudono in un carcere privato, la torturano e la sottopongono alla mutilazione genitale. La tragedia incombente sulla protagonista è rivelata dall’apertura della porta della prigione dove è rinchiusa: non è l’annuncio di una libertà riconquistata, ma il preludio di qualcosa di terribile.
In “Una quasi eternità” di Antonella Moscati, booklet filosofico e spassoso sulla menopausa, si descrivono diversi crolli nella vita di una donna, all’età di 40 e 45 anni, e si lancia l’invito a ricominciare, rinnovarsi, aprire il cuore e la mente a nuove fasi della vita.
Cettina, infine, cita un altro libro, “Prendi la vita nelle tue mani” di Wayne W. Dyer, esperto in counselling educativo e speaker in materia di sviluppo personale, il cui sottotitolo è “come crearsi il proprio destino senza farsi influenzare da nessuno”, libro da cui possono trarsi suggerimenti per aprire la vita ad un rinnovamento. Come dice l’autore, “La vita di ogni uomo è un bene a sé stante e irripetibile. E siccome è l’unica vita di cui disponiamo, ne consegue che è troppo preziosa per consentire che altri ce la sciupino a proprio vantaggio.”

Graziella legge una poesia di Giuseppe Ungaretti dal titolo “ Nascita d’aurora”, tratta da “Sentimento del tempo”, raccolta del 1925. Lo stile è elegante e squisito, e così in antitesi con i versi scabri del poeta della guerra e della distruzione.

Nel suo docile manto e nell’aureola,
Dal seno, fuggitiva,
Deridendo, e pare inviti,
Un fiore di pallida brave
Si toglie e getta, la nubile notte.

E’ l’ora che disgiunge il primo chiaro
Dall’ultimo tremore.

Dal cielo all’orlo, il gorgo livida apre.

Con dita smeraldine
Ambigui moti tessono
Un lino.

E d’oro le ombre, tacitando alacri
Inconsapevoli sospiri,
I solchi mutano in labili rivi.

Sempre Graziella suggerisce un’altra poesia di Ungaretti, dal titolo “Aprile”:

E’ oggi la prima volta
Che le può aprire gli occhi,
L’adolescente.
Esiti, sole?
Con brama schiva la bendi d’affanni.

Patrizia non propone un brano di letteratura, musica o teatro, ma una semplice espressione: “aprire il sipario”. Una volta che l’incanto si è realizzato gli attori possono donare il mistero dell’affabulazione e il pubblico può riceverlo. In una lettura più ampia, che rinvia al teatro greco, si apre la trasmissione della conoscenza tra attori e spettatori discenti.

Antonella condivide una miscellanea di poesie: tra queste vi sono la poesia di Pascoli “La mia sera” già menzionata da Loredana e la poesia “Io non vorrei” di Giorgio Colli, in cui spicca il verso “cuore aperto per consolare ogni fratello triste”.

Un incontro aperto dalle note dell’ouverture di Verdi, con diverse citazioni alla musica leggera e all’armonia dei versi, non può che chiudersi con un altro brano musicale: è Rosa a farci ascoltare “Apri il cuore” di Adriano Celentano, in cui l’apertura del cuore è un invito alla sincerità.

A quali conclusioni siamo giunti dopo l’incontro? Contrariamente alle diverse chiavi di lettura proposte per il verbo “aprire”, l’orientamento del gruppo è stato per una interpretazione del verbo “aprire” nel suo significato più emozionale, di rinnovamento e rinascita: salvo poche eccezioni, abbiamo osservato lo stupore della Natura quando si apre il giorno, con l’Aurora, e quando scende la Sera e compaiono, “si aprono” le prime stelle in cielo. Aprire le porte rappresenta una sfida da vincere con intuito e perspicacia, avendo chiari in mente gli obiettivi.

E anche noi, consapevoli delle nostre possibilità siamo ora aperti a nuovi obiettivi e traguardi: mancano solamente pochi incontri al termine del corso di scrittura.
Perché non aprire il calendario del corso stabilendo di vederci di tanto in tanto per lezioni o seminari di approfondimento e per condividere pensieri e parole?
Perché, poi, grazie alle indicazioni che si traggono nell’ambito degli incontri di lettura consapevole, non creare un “angolo dello scambialibro”, in cui mettere a disposizione, per la settimana successiva all’incontro, i testi che vengono proposti nel corso del laboratorio? Le idee ci sono … e noi siamo aperti ad ogni nuova proposta!
Lara

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