Report officina di scrittura creativa di Giovedì 4 Marzo 2010

Il laboratorio di scrittura creativa di giovedì scorso ha avuto come tema dell’incontro il verbo “Ridere”. A tal proposito nella discussione introduttiva si è voluto operare un passaggio dal verbo “cadere” a quello trattato, e ciò attraverso la lettura delle prime pagine di un brano di Dino Buzzati, tratto da “La boutique del mistero”, ed intitolato “Ragazza che precipita”, di cui riporto un brevissimo frammento e un’immagine relativa ad esso:  

 

A diciannove anni Marta ragazza spavalda si affacciò dalla sommità del grattacielo e vedendo di sotto la città risplendere nella sera fu presa dalle vertigini….il grattacielo era d’argento supremo …..Marta si sporse oltre la balaustra e si lasciò andare…. la ragazza precipitava….gentile farfalla perché non si ferma un minuto tra noi?…lei rideva svolazzando felice ma intanto precipitava …..no grazie amici. non posso. ho fretta d’arrivare ….di arrivare dove? ah, non fatemi parlare . …certo la distanza che la separava dal fondo cioè dal livello delle strade era immensa meno di poco fa certamente tuttavia sempre considerevole….dove vai? perché tanta fretta? chi sei? ..mi aspettano laggiù non posso fermarmi perdonatemi….così sicura di sé quando aveva spiccato il volo adesso Marta sentiva un tremito crescerle dentro forse era semplicemente il freddo ma forse era anche paura la paura di aver fatto uno sbaglio senza rimedio…..non si udì alcun rumore nel suo precipitare al suolo perché si trasformò in una stella.
Con dispetto si accorse che una trentina di metri più in là un’altra ragazza stava precipitando. Era decisamente più bella di lei e indossava un vestito da mezza sera, abbastanza di classe. Chissà come, veniva giù a velocità molto superiore alla sua, tanto che in pochi istanti la sopravanzò e sparí in basso, sebbene Marta la chiamasse. Senza dubbio sarebbe giunta alla festa prima di lei, poteva darsi che fosse tutto un piano calcolato per soppiantarla.
Poi si rese conto che a precipitare non erano loro due sole. Lungo i fianchi del grattacielo varie altre donne giovanissime stavano piombando in basso, i volti tesi nell’eccitazione del volo, le mani festosamente agitate come per dire: eccoci  , siamo qui, è la nostra ora, fateci festa, il mondo non è forse nostro?….”

 

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In seguito alla narrazione del racconto è stato aperto un piccolo dibattito in cui ciascuno dei partecipanti ha fornito il proprio commento , e dove sono emerse diverse giustificazioni al gesto di “Marta”, tra cui la “sensazione di essere al ballo delle debuttanti”, “surrealtà”, “senso di vertigini”, “incoscienza giovanile” , “manie di protagonismo”, “angoscia”, ricollegando tutto ciò alla follia di questa caduta in cui la protagonista……“rideva svolazzando felice ma intanto precipitava”. Da qui la discussione si sposta sul significato del verbo in tema. Infatti mentre “ridere” sta ad indicare la risata “fisica”, quest’ultima, la risata, è una condizione sfrenata di gioia o di festa, e se non esiste controllo su di essa , vi sono momenti tuttavia in cui possa invece scaturire da determinate circostanze. Infatti, nel caso specifico del brano , “Marta” ride come risposta alla sua condizione di vertigine alla vita, e da qui lei parte.

Successivamente alla discussione è stato assegnato il consueto compito creativo dove ciascuno dei ragazzi doveva ricordare una situazione o un periodo in cui avesse voglia di ridere, di fare festa,  cercando di riuscire a raccontare agli altri il momento del riso. Tra gli episodi descritti cito a titolo esemplificativo lo scherzo di una partecipante del “dado knorr infilato nel tubo della doccia”, e la poesia “Io ti amo” di Stefano Benni. Dall’analisi di queste singole situazioni vissute o narrate è stato evidenziato come sia stato estremamente difficile provocare la risata di tutti i partecipanti ascoltatori, poiché non sempre ciò che ad uno di essi fa “ridere” debba suscitare una medesima reazione nei confronti degli altri.   

In conclusione è stato ribadito che dunque “ridere” è un’emozione spontanea che nessuno riesce a comandare e che può altresì dipendere da tante condizioni, oggettive e soggettive, di cui esempio emblematico è il caso del clown, che è la rappresentazione della risata attraverso le sue disavventure.

 

 

 

Il prossimo incontro si terrà giovedì 18 Marzo sempre ore 20:30. Sarà un laboratorio di lettura consapevole e ciascuno dei partecipanti dovrà portare un filmato, uno spezzone di film, una scenetta, una barzelletta audio o video (senza toni volgari), o una vignetta che richiami il verbo “Ridere”.

 

(Carlo)

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