Un curioso personaggio.

Un curioso personaggio

«Su fici lei stu maglioni?» . Ho sobbalzato, immersa come al solito nei miei pensieri, poi ho guardato con attenzione l’uomo che mi aveva rivolto quella domanda in tono cosi familiare, colpita dalla sua voce particolare, fortemente nasale, una specie di falsetto che mi ha incuriosita da subito. Al sentirlo sembrava che le frasi fossero fatte solo di aria e mancassero le parole, come se le pronunciasse appena, leggermente sfiorate. Davanti a me un uomo sulla quarantina, capelli brizzolati e una corporatura piuttosto massiccia, da ragazzone troppo cresciuto, sulla quale capeggiava un testone squadrato più grande del corpo, mentre nel viso si affacciavano due occhi acuti e piuttosto vispi che sembrava vedessero e sapessero tutto.
Ero arrivata in quel negozio in cerca di qualcosa che non c’era da nessun’altra parte, e non l’avrei mai trovato se non me l’avessero indicato con esattezza. Un bugigattolo appena visibile dalla strada, si poteva passare da lì e non notarlo assolutamente, un piccolo, confusissimo bazar stracolmo di lane e filati di tutti i colori, le grandezze, gli spessori. E lui lo riempiva quasi completamente, quell’omone gentile, perfettamente a suo agio in mezzo alla serie interminabile di gomitoli e di matasse accatastati un po’ ovunque. Ci si orientava attraverso con la dimestichezza di chi conosce bene il mestiere, avendolo fatto probabilmente per tutta la vita insieme a sua madre, una donnina piccolissima, una palletta dai capelli candidi e l’aria apparentemente svanita, in realtà vigile e sveglissima, e spassosa nelle sue continue liti col figlio. In attesa che mi servisse lo osservavo mentre si occupava delle altre clienti, le ascoltava e le consigliava, a volte dubbioso, altre sicuro sui risultati che avrebbero ottenuto; si muoveva lento ma con ferma sicurezza, spariva per un attimo e ritornava con un gomitolo o due pronto a mettersi all’opera. Le sue mani rotolavano e riavvolgevano, creavano diverse, bellissime combinazioni, e gli occhi curiosi seguivano tutto guizzanti, attraversati da lampi di furbizia, sempre consapevoli di non commettere errori .
Quel giorno ho fatto il mio acquisto, e quando son tornata, di lì a poche settimane, con indosso un bel cappotto nuovo lui mi ha guardata con viva soddisfazione. Ha sorriso di gioia ammirandomi a lungo, orgoglioso che un pò del merito fosse anche suo, della lana che avevo comprato da lui, dei suoi consigli, e prima d’andarmene m’ha detto ammiccante: «A schigghemu nautra lana?»

Comments (1)

lagilinagennaio 20th, 2011 at 13:47

e ora non ci resta che vedere il cappotto!!!!! sono molto curiosa…
;-D

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