Un nome che conquista e libera. Alessandro Zaccuri “Nel Nome”

Recensione a ” Nel Nome ” di Alessandro Zaccuri, NN Editore.

“I nomi non hanno nulla di accidentale. Ai nomi non si sfugge”.

E non si sfugge a questo nuovo piccolo gioiello di Alessandro Zaccuri. Ti attira a sé con naturale delicatezza, quella che, però, non nasconde la sua determinazione: conquistare la tua attenzione e regalarti generosamente la sua stessa esperienza di scrittore. Chi ormai conosce l’autore a questo punto direbbe che non potrebbe essere che così. Il giornalista e scrittore Zaccuri sa perfettamente che scrivere presuppone una responsabilità: “si crede al narratore perché si rispetta la missione di cui si è fatto carico”.

Trovandoti di fronte a questo racconto apri il libro perché l’immagine della copertina ti chiama e tu pensi che siano semplicemente i colori delicati e sereni che ti invitano a vedere di cosa parla. Ti fidi, non vai neanche a guardare la quarta di copertina se è il caso. Ti fidi e basta. In realtà è il libro che ti chiama ma tu ancora non lo sai. Le prime pagine ti invitano con l’irrequieta spensieratezza di un ragazzo a entrare nella sua storia per confessarti subito dopo che qualcosa non va, che c’è dell’altro e che quello non è solo un semplice conflitto narrativo.

Ma a quel punto, quando capisci di cosa si tratta, non hai più scampo. Vorresti chiudere quell’incontro lì, immediatamente. La storia sembra triste e parla sicuramente di sofferenza, ma sai benissimo che anche questo non è tutto e che c’è dell’altro. Ecco ormai sei stato convinto, conquistato da una strana ostinata spensieratezza, un desiderio di vita. Ti ritrovi a voler sapere, a sfogliare “un prevedibile album rilegato in cuoio”, ad andare avanti e indietro nei ricordi della sua esistenza e ogni tanto a tirarlo per un braccio perché vuoi tornare lì, sul nome più importante di tutti i nomi, di cui lui ti parla.

Zaccuri, però, decide di non regalarti solo la storia di quel nome perché non è tutto lì. La sua missione sarebbe fallita. La sua storia deve rimanere sul fondo, dove  “preferisce il pudore del sottinteso alla spiegazione puntuale”, per avere, in realtà, la possibilità di raccontarti la storia di tutti, le storie come corde vibranti e la ricchezza di cui “lo scandalo del dolore” può riempirle e soprattutto liberarle.  Ti introduce, così in una fucina di espressioni creative: musica, letteratura, arte, dal particolare all’universale e ritorno. Piccoli viaggi dove ogni storia è un affresco che guardi a testa in su, cercando di non perderti nulla. Il dolore è creativo, ha detto qualcuno: “Per ritrovare la dismisura dell’immensità, l’occhio umano ha sempre bisogno di un ostacolo”.

I personaggi, dunque, sono tanti, sono tutti, il lettore stesso lo è. Ciascuno con il suo nome! Tu vuoi ancora che lo scrittore ti racconti la sua storia e lui ti guarda con il suo immancabile sorriso benevolo e ti dice che lui non ha raccontato nulla, ha solo reso testimonianza a un nome, il nostro.

Sarai ancora amico suo alla fine di questa storia?

Nancy Antonazzo

 

 

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