“Cambiare l’acqua ai fiori” di Valerie Perrin

RECENSIONE “ CAMBIARE L’ACQUA AI FIORI” DI VALERIE PERRIN

di Rosalia Mollica

Passare da Alice Munro a Valerie Perrin richiede un bel salto chiudendo gli occhi, come quando ti tuffi a mare…. ti godi la frescura e ti basta. Niente confronti! ad ognuno la propria bellezza .
Siamo in Francia, esattamente a Brancion-en-Chalon in Borgogna e Violette Trenet Toussaint è la guardiana amorevole dell’ ’archivio di vite’ , il cimitero . “ I miei vicini non temono niente, non hanno preoccupazioni…I miei vicini sono morti. L’unica differenza che c’è fra loro è il legno della bara: quercia, pino o mogano” . Ecco vi vedo fare gli scongiuri! Ma non servono!… si può passeggiare per i vialetti di questo cimitero e non provare angoscia ma un profondo senso di pace grazie a Violette, che sa conciliare la vita con la morte. L’eternità è orizzontale diceva Tabucchi. Chi ancora vive il tempo , quello degli orologi, avverte non l’assenza ma una presenza segreta dettata dall’amore, grazie al culto di un luogo che ospita chi è ormai invisibile. Violette accoglie i visitatori nella sua cucina e offre conforto vero, quello che non ha bisogno di parole ma di gesti. Un giorno la sua vita monotona ma operosa subisce una svolta. Riceve la visita di un commissario di Marsiglia, Gabriel Seul, che le chiede di seppellire le ceneri della madre nella tomba di Gabriel Prudent, un perfetto sconosciuto per lui. Da qui inizierà la scoperta di tante vite, anime nere o pure, con i loro fardelli, sogni e delusioni. Il romanzo è composto da capitoli di breve respiro con titoli che già da soli trasmettono emozioni. Un libro semplice ma profondo, ironico ma non superficiale, commovente ma mai lacrimoso. A tratti si avverte una sconcertante sensazione di deja vu’, ti senti parte della storia e delle emozioni. Non tutto è fantastico, a tratti storci il naso, senti che la trama vacilla ma subito dopo una frase, un pensiero raddrizza ogni cosa. È comunque un libro che merita il nostro tempo ( ne abbiamo un po’ di più al momento) e se Valerie Perrin non è un gigante (lo dico per gli eventuali detrattori) e se il suo personaggio assomiglia a Renee de ‘L’eleganza del riccio’ (a mio avviso poco, molto poco) leggerla è un piacere. Cosa resta oltre alla freschezza dopo una lettura leggera e gradevole? Resta che i morti ,a volte, sono più vivi dei vivi che muoiono ogni giorno , il “qui giace..” è l’incipit di molti epitaffi alla memoria di una vita non vissuta perché di sogni, amori, di “avrei dovuto” e fallimenti son piene le fosse. Ci soccorre una consolazione : se è vero che “ La morte comincia quando nessuno può più sognare di te”, lasciamo traccia di noi nei cuori degli altri perché niente vada perduto … magari cambiando l’acqua ai fiori ogni tanto.

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