La storia dei puffi – incontro con Fabrizio Mazzotta

Basta poco per ritornare bambini: non importa che siano passati cinque, dieci, venti anni, l’importante è che tu sia rimasto, almeno un po’, piccolo dentro. Forse è questo lo spirito con cui l’associazione Terremoti di Carta ha iniziato un percorso culturale sui temi delle favole; forse lo scopo è di ritrovare in noi quel bimbo che potrebbe essersi perduto tra i meandri della nostra vita, in cui poche volte riusciamo a prendere un po’ di spazio per noi.

Abbiamo iniziato lo scorso Sabato dieci Novembre per ritornare un po’ alla nostra infanzia, incontrando un grande del mondo dei cartoni animati: Fabrizio Mazzotta, fumettista italiano e doppiatore di vari personaggi, tra cui spiccano Krusty il Clown ne I Simpson e Puffo Tontolone (e in seguito anche Puffo Pittore) ne I Puffi, insieme al suo amico Alessandro Lanzuisi.

Un’ottima occasione per poter scoprire tutto ciò che prima ci era sconosciuto, anzi tutto, la nascita del grande fumetto dei Puffi: sembrerà strano ma questo grande impero (come lo definisce lo stesso Mazzotta) è nato per caso. Non era questa, infatti, l’intenzione del fumettista belga Peyo (pseudonimo per Pierre Culliford), il quale aveva semplicemente disegnato un episodio di una serie dove il protagonista era trasportato in un mondo parallelo in cui vi erano quei famosi strani ometti blu. Ma questi piacquero tanto al pubblico che egli dovette disegnare le loro storie e poi far nascere la serie televisiva. Una delle cose più simpatiche, però, è scoprire che il loro strambo modo di parlare sia stato usato dallo stesso Peyo con un suo amico a una cena come il nome originale Schtroumpfs, indicante la saliera. Così, dopo aver creato gli episodi, nel momento di dovergli assegnare un nome, si ricordò di quella serata.

Furono tanto acclamati quanto screditati: c’è chi vedeva nella società dei puffi riferimenti a ideologie politiche, chi credeva che il loro modo di parlare fosse diseducativo verso i bambini, chi pensava che in un episodio (I puffi neri) vi potessero essere forme di razzismo tanto da far cambiare il colore in viola.

Un pomeriggio per scoprire cosa c’è dietro quelle immagini viste per anni sugli schermi televisivi e il grande lavoro che bisogna fare: Fabrizio Mazzotta, con il suo sorriso giovane e da adulto consapevole di essere stato un bambino, ha narrato come un sogno possa divenire realtà e la felicità nel vederlo realizzato.

Ci ha fatto capire come i miti non debbano essere impossibili da raggiungere, ma come quelli veri siano persone normali, disposte a ritagliare un po’ del loro tempo per stare con gli altri: ci ha anche concesso una cena insieme, piena d’allegria forse anche più dell’incontro.

Grazie, Fabrizio e Alessandro, per essere stati con noi, per averci fatto anche comprendere il valore di un’amicizia sincera.

Cari Terremoti, al prossimo appuntamento, per ritornare bambini.

Marco Riccardo

Leave a comment

You must be logged in to post a comment.