Laboratorio di martedì 23 febbraio

Questo incontro prevedeva che si scrivesse intorno al verbo “cadere”. Nello specifico, mi sono focalizzata sui modi di dire che riguardassero il verbo cadere, vale a dire “caduto dalle nuvole”, “caduta libera”, “caduta massi”, “caduto dalla culla”, “caduto dal letto”, “caduto tra le braccia di..”. Ora, poichè il titolo è una parte importante dello scritto stesso, tendo sempre a chiedere che si dia un titolo allo scritto elaborato. Questa volta, ho chiesto che facessero il contrario, ovvero che scegliessero uno di questi modi di dire e che lo ponessero a titolo dello scritto che si apprestavano a elaborare. Ora, l’esercizio consisteva di 2 parti, una prima in cui il protagonista di questi scritti non fosse lo scrivente, non fosse quindi in prima persona, ma che lo fossero una terza o delle terze persone. In essi, lo scrittore doveva essere assolutamente assente come soggetto dell’azione, limitandosi ad esserne solo l’autore. La seconda parte dell’esercizio prevedeva che si riscrivesse lo scritto appena realizzato ma che si ponesse, al posto del soggetto precedentemente prescelto, la propria persona, che fosse quindi questa volta lo scrittore ad essere anche il protagonista e attore dell’elaborato, con tutte le modifiche e ripercussioni, a livello di storia e di dinamiche, che ciò comportava. L’intento era quello di far sì che i partecipanti si rendessero conto della reale discrepanza fra ciò scriviamo, prendendo le distanze dall’azione quando questa non è agita in prima persona e quanto, invece, l’esserne coinvolti e protagonisti in prima persona, comporti in termini di dinamiche, reazioni, toni, stile, qualità e quantità del testo.

Ecco i modi di dire scelti:

c’è chi ha scelto “caduto dalla culla”, raccontando, nel pimo scritto, di un bambino caduto dalla culla a causa della disattenzione della sorella, sorella che non sa come rimediare al “danno” fatto; nel secondo scritto, lo scrittore, ora protagonista del racconto, ci regala dei valori aggiunti, ci dice che la sorella l’ha fatto cadere dalla culla perchè “voleva giocare con lui”, giustificandola un pò, ci dice che avrebbe preferito essere lasciato in pace, ci dice che quella caduta gli ha procurato dolore, tanto dolore; insomma, si moltiplicano le sensazioni, le percezioni e le ragioni di ciò che è accaduto, laddove nel primo scritto ci si era limitati ad una semplice descrizione del fatto.

C’è chi ha scelto “caduta massi”, mettendo in scena, in maniera simpatica e vivida, una scena di Willy il Coyote e Beep Beep, scena che si conclude, inesorabilmente, con Willy che viene travolto dai massi; nel secondo scritto, Willy e la scrivente sono la stessa persona, e allora lei ci spiega e si spiega che forse non può fare a meno di Bep Beep, che in realtà lei/Willy potrebbe tranqullamente catturarlo se solo lo volesse veramente, ma in realtà quello che vuole veramente è continuare per sempre questo gioco di caccia e di fuga perchè senza di esso , e sopratutto senza Beep beep, la sua vita sarebbe noiosa, vuota. Da vittima e oggetto passivo della furbizia di Beep Beep, insomma, nel momento in cui la scrivente impersona Willy, diventa padrona degli eventi, eventi che di fatto lei stessa causa. A riprova di ciò, decade lo stesso titolo dello scritto, “caduta massi”: nel secondo scritto non viene fatta assoluta menzione di alcuna caduta massi, e come potrebbe, d’altraparte, essere vittima di una caduta massi se la protagonista si descrive come un Willy riscattato, consapevole e padrone si sè e degli eventi?

C’è chi ha scelto “caduta dal letto”, menzionando, nel primo scritto, una generica mamma e casalinga che al termine della giornata, una volta conclusi gli innumerevoli lavori domestici e incombenze varie, è così stanca che le capita anche di cadere dal letto, sopratutto visto che durante il sonno sogna di scappare verso lidi ambiti e lontani; nel secondo scritto, quella madre di famiglia è ovviamente la scrivente e gli eventi descritti sono abbastanza fedeli al primo, con la differenza che il racconto si arricchisce di sensazioni e di connotazioni private e intime: il letto non è più il “letto” ma “l’adorato letto”, il pigiama non èpiù  ilsemplice “pigiama” ma il “comodissimo pigiama”, tutto ha un gusto più intimo.

C’è chi ha scelto il doppio e incrociato modo di dire “caduta libera fra le braccia di..”: nel primo scritto, il protagonista è un uomo che dichiara il suo amore incondizionato alla donna che, apparentemente, aveva momentaneamente e precedentemente abbandonato per un’altra e dalla quale ora ritorna professandole amore eterno e dicendole che il suo amore per lei è così grande da superare qualsiasi incomprensione e litigio; nel secondo scrito, l’uomo e la scrivente corrispondono e allora l’ottica cambia diametralmente: lei/lui dichiara, sì, il proprio amore, ma non è un amore fatto di compromessi, è un amore che può trionfare perchè è fatto di sintonia, di complicità, di rispetto, di dialogo, lasciando intuire che un amore che soprassieda sulla incomprensioni (quello descritto nel primo scritto), invece, non sarebbe mai e poi mai destinato a durare.

C’è chi ha scelto “caduta dalla culla” ma lo ha fatto attraverso una breve e ironica filastrocca, dove la burla (che chi scrive fa rimare con “culla”) la fa da padrona, sia che la burla sia architettata dal fato (nel primo scritto) o che la burla sia la protagonista stessa, con un notevole senso di autoironia.

Momento importante dell’incontro è stata la lettura delle due parti dell’esercizio svolte da un partecipante che segue il corso a distanza. Ho letto i due scritti di questo partecipante dopo che le partecipanti avevano scritto la prima parte dell’esercizio, per cui prima che trasponessero il tutto in prima persona. La lettura ha scatenato reazioni vivace da parte di tutti, sia perchè, potendo fare un immediato raffronto, hanno avuto modo di toccare con mano la differenza fra quanto accande quando si pongono terze persone a soggetto degli eventi (soffermandosi per forza di cose più sulla descrizione degli eventi che sulla descrizione del protagonista e del suo modo di agire e di pensare) e quanto accade, invece, quando siamo noi il soggetto dell’azione (soffermandosi, al contrario, meno sulla descrizione e molto più su ciò che si pensa o si fa, il perchè lo si pensa e il perchè lo si fa); ma la lettura dei due brani ha suscitato forti reazioni anche perchè, nel secondo scritto, chi scriveva/attore degli eventi si è messo completamente a nudo, ha di fatto esternato senza pudori o inibizioni di sorta i propri difetti e le proprie contraddizioni.

Infine, a fine incontro, ho posto un’ultima domanda a tutte: se quello che avevano scritto nel proprio elaborato fosse stato un totale mettersi a nudo o se avessero in qualche modo filtrato il tutto; se pensassero di essere riuscite, come ha fatto il partecipante di cui ho letto i brani, a descrivere sè e gli eventi come  li avrebbero vissuti se in effetti ne fossero stati davvero i protagonisti o se fosse scattato qualche sorta di meccanismo di difesa ad edulcorarne i fatti. L’interrogativo è rimasto un pò in aria, “caduto” dalle nuvole ma mai atterato.

Comments (3)

1ntrud3r23 Febbraio, 2010 at 23:00

Grande Proffetta!!! :D

Ripley23 Febbraio, 2010 at 23:01

ahahahahahahahahahahh scemo :D

Proffina27 Febbraio, 2010 at 11:28

harry? ti presento sally… bravissima!

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