Recensione di “ Prigionieri del paradiso “ di Arto Paasilinna 

Recensione di “ Prigionieri del paradiso “ di Arto Paasilinna
di Rosalia Mollica
Mettiamo in un paiolo, mescolando accuratamente,  gli scrittori Daniel Defoe con Robinson Crosue, William Golding e i suoi ragazzi britannici, Jules Verne con Cyrus Smith e il  regista di Cast Away Robert Zemeckis col suo  Chuck Noland, e perche no, pure un pizzico di Lina Wertmuller col signor Carunchio compreso e avremo  gli ingredienti che fanno di questo romanzo un insieme di momenti da gustare. Troppa roba direte!? e invece no. Questo romanzo  semplice, piacevole, scanzonato, che fa  sorridere con uno stile quasi da diario di bordo è  una sintesi (con grande umiltà e per questo bello)  di tutte queste opere.
A raccontare è il protagonista e si presenta così:” Sono un giornalista. Il classico tipo finlandese: educazione mediocre, ambizioni limitate, una giacca lisa e un carattere grigio. Ho superato la trentina. Sono un individuo di una banalità disarmante e la cosa spesso mi irrita”. Sarà  lui la voce narrante che, come in degli appunti di viaggio racconterà la sua avventura su un’isola  deserta dopo essere precipitato con l’aereo inglese Trident, affittato dall’Onu per inviare in missione umanitaria infermieri, medici, tagliaboschi, ingegneri, tecnici forestali sia in India che in Bangladesh. Con i superstiti, 26 donne e 22 uomini dovrà cavarsela come tutti i naufraghi della letteratura e  del cinema. Questa piccola comunità dovrà adattarsi alla nuova vita ricca di insidie, disagi di ogni tipo, difficoltà di comunicazione e di relazioni. Poche regole di civile convivenza come lo studio di una lingua uguale per tutti,  la suddivisione dei compiti, il rispetto di regole elementari, dopo qualche difficoltà iniziale, porteranno l’equilibrio. Anche qui l’ Homo Faber darà vita ad un micro stato libero da sovrastrutture sociali e dove l’unica realtà che si vuole ottenere è il raggiungimento della felicità attraverso la liberazione dalle convenzioni sociali che invece conducono gli individui al caos emotivo.
Paasilinna mette in luce con semplicità  lo scontro  tra barbarie e civiltà  che sono in realtà due estremi della natura umana, l’una caratterizzata dall’arbitrio, dalla forza, l’altra dall’ordine e dalle convenzioni. Nessuna delle due è  profondamente buona o cattiva.
 La cooperazione, la lotta per la sopravvivenza creeranno una società “socialista”, l’utopia può diventare realtà quando non si è  più  accecati dall’individualismo e il bene personale combacia perfettamente col bene comune.  Il superamento delle discrepanze nazionali e religiose , il libero amore , l’ingegno al servizio della comunità renderanno l’isola  un infernale paradiso e il romanzo una piacevole avventura . Si può  essere prigionieri di un paradiso? Mah. I nostri eroi vorranno abbandonare la vita del buon selvaggio e tornare alle loro vite civili? Chissà.

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