Cafè inchiostro su “Cartoon School”

Direttamente dal blog di Giusy Gerace, non potevamo scegliere parole più adatte per chiudere (ma solo per quest’anno) l’esperienza della “Cartoon School”

Prima volta in Sicilia. Mirko Fabbreschi racconta “Cartoon School”

di Giusy Gerace da https://cafeinchiostro.blogspot.com

 Chi non è cresciuto a pane e cartoni animati alzi la mano. Substrato comune di intere generazioni, i cartoons sono una parte imprescindibile della nostra formazione. Se guardarli è un’esperienza che ci accomuna, immaginate cosa significhi realizzarli e vivere il “dietro le quinte” in maniera attiva e partecipata. È quanto successo agli alunni dell’Istituto Comprensivo “G. Catalfamo” di Messina protagonisti del progetto itinerante didattico-formativo Cartoon School, rivolto ai ragazzi dai 10 ai 16 anni. Ideato dall’Associazione Culturale Koete, si avvale dell’esperienza dei massimi esperti nazionali del mondo dei fumetti e dell’animazione – doppiatori, musicisti, animatori, disegnatori. A volerlo fortemente, per la prima volta in Sicilia, è stata l’Associazione Culturale Terremoti di Carta, promotrice di eventi formativi sul territorio e pioniera cittadina in ambito di scrittura creativa. La collaborazione tra queste due realtà associative ha permesso agli alunni della scuola “Catalfamo” di toccare con mano gli “strumenti” dell’animazione e di realizzare, in un percorso articolato, un vero e proprio cartone animato.

Grazie alla guida capace di artisti come Mirko Fabbreschi, Laura Salamone e Franco Bianco, alla loro grande professionalità e umanità, i ragazzi hanno vissuto un’esperienza immersiva che li ha visti impegnati nei ruoli di ideatori di un soggetto, disegnatori, musicisti per la colonna sonora, doppiatori. Unire la bellezza dei disegni in movimento con la magia dell’incontro e dell’atto creativo ha rappresentato per gli studenti di una delle scuole “difficili” di Messina un momento di riscatto sociale. Un importante merito va anche ai docenti dell’istituto ospite impegnati nella gestione. Grazie a un’idea di Terremoti di Carta è stato inoltre organizzato un incontro preliminare tra gli studenti e la responsabile della Onlus Gli Invisibili, realtà a supporto delle persone che vivono «situazioni di ordinaria e quotidiana povertà». Dai racconti di queste esistenze difficili e complesse con le quali si confronta ogni giorno la Onlus, e dalla scintilla di speranza incarnata nella possibilità di un riscatto, è venuto fuori lo spunto per la storia alla base del cartone animato.

Nei cinque giorni – dal 18 al 22 febbraio – di questa avventura memorabile, l’entusiasmo è cresciuto in maniera esponenziale e ha investito anche i meno giovani. All’interno delle aule, dove il lavoro fremeva e si concentrava, si respirava un’aria di grande gioia ed eccitazione. Tra insegnanti stupefatti per l’alto livello di concentrazione degli alunni e piccoli animatori e musicisti entusiasti sotto l’impeccabile direzione di Mirko, Franco e Laura, che li hanno guidati verso l’acquisizione di nuove competenze, la Cartoon Schoolsiciliana è stata anche occasione di incontro tra realtà diverse che si sono intrecciate nel gioco stupefacente dei rapporti umani. Un eccezionale lavoro corale che ha lasciato sicuramente il segno.

A seguire un piccolo scambio con Mirko Fabbreschi che ha risposto ad alcune domande e raccontato il progetto.

Raccontaci l’esperienza di questa Cartoon School siciliana…

I ragazzi si sono tutti comportati come studenti del primo banco che alzano sempre la mano. Trovarsi di fronte a un’attività nuova li ha coinvolti. Abbiamo visto anche gli insegnanti illuminarsi. In fin dei conti, abbiamo fatto Lettere, Tecnologia, Arte, Musica: una didattica tradizionale presentata in maniera alternativa. All’inizio abbiamo affrontato tutti insieme una parte di scrittura creativa per poi passare a un momento un po’ più tecnico in cui l’idea si è dapprima trasformata in un soggetto – un raccontino di una paginetta e mezzo – e poi il soggetto, con tutti gli snodi narrativi giusti, in una sceneggiatura cinematografica. In questa fase ognuno ha dato la sua suggestione, abbiamo fatto delle piccole drammatizzazioni per i dialoghi in forma diretta e, a rotazione, tutti hanno interpretato i vari personaggi e fornito le risposte. Anche il doppiaggio e gli effetti sonori sono stati affrontati a classi unificate. In un secondo momento, i ragazzi si sono divisi in base al capitale umano che avevamo in aula. Una suddivisione, in parte, suggerita dagli insegnanti che conoscono bene gli studenti sulla base di chi ha più estro per la recitazione, chi per la musica, chi è più portato per il disegno. Ci sono stati degli aggiustamenti anche in tempo reale: ciascuno di loro si è posizionato in un gruppo di lavoro e in una classe perché lì stava bene. Per noi è stato tutto semplice ed entusiasmante.

Come nasce l’idea della Cartoon School?

La Cartoon School, come tutte le cose divertenti, è nata per caso. Io mi occupo di doppiaggio e sonorizzazione, colonne sonore per il cinema e sigle per i cartoni animati; Franco è un animatore; Laura lavora con me ed è anche una videomaker. L’idea iniziale era quella di usare le professionalità di ciascuno di noi per dare un senso alla nostra presenza nelle scuole, dove spesso ci capitava di essere invitati a presentare il nostro lavoro, a proporre delle attività. A un certo punto abbiamo pensato di rendere questa cosa in maniera più costruttiva. Noi facciamo le vocine dei cartoni animati, le musichette, e chi fruisce del nostro lavoro lo fa in maniera passiva; il senso della “Cartoon School” è invece quello di rendere soggetti attivi coloro che sono spettatori e, allo stesso tempo, di renderli consapevoli di un linguaggio che vivono tutti i giorni: quello dell’animazione. Così, hanno la possibilità di conoscere lo strumento e di approcciarsi in maniera più critica a questa realtà. Da una simile riflessione è nata l’idea del progetto, che nobilita questo tipo di operazione e ci inorgoglisce.


A quali cambiamenti sono andati incontro i cartoni animati negli ultimi decenni?

Dal mio punto di vista non è cambiato quasi nulla. Se di cambiamenti dobbiamo parlare, non sono dovuti tanto all’animazione in sé quanto al mercato che gli gira intorno e a come l’animazione viene fruita. Noi la guardavamo esclusivamente in tv e al cinema, oggi è per buonissima parte digitale. Quello che piaceva a noi non era né più bello né più brutto, ma per un nativo digitale il concetto di bello nell’animazione è qualcosa che sfrutta i pixel e non le matitone. Rispetto al suono è qualcosa che non usa le orchestre ma i suoni elettronici, i campionatori, gli arpeggiatori e tutto quello che è l’estetica sonora che fruisce attraverso i videogiochi e la radio su YouTube. È normale che l’estetica e il mercato subiscano dei cambiamenti. Oggi, c’è una maggiore attenzione nei confronti di chi guarda i cartoni animati. In passato, vedevamo indistintamente dei cartoni animati mentre ora si nota una cura quasi scientifica nella programmazione, per cui non esiste più il cartone animato ma c’è il cartone animato di fascia prescolare, quello per chi ha cinque anni, quello per chi ne ha dieci, l’altro ancora per chi ha i capelli rossi e le scarpe gialle. C’è dietro un importante studio settoriale. Inoltre, noi guardavamo i cartoni animati tre ore al giorno su due emittenti televisive, se escludiamo le emittenti private, oggi tra piattaforme di digitale terrestre, satellite e reti in chiaro esistono oltre venti canali tematici. 

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