Lo strano odore della nostalgia

LO STRANO ODORE DELLA NOSTALGIA
Entravo in quella stanza quasi ogni giorno. Sistematicamente vi trovavo quell’aria statica, dimenticata, di orologio con le lancette ferme inesorabilmente sulla stessa ora. Anche fuori da quel luogo, neppure poi così angusto, riuscivo a sentire quell’odore di sandali sporchi misto al sebo, quasi gocciolante, della pelle. Anche quella chitarra, che spessissimo prendevo in prestito da quella stanza, aveva dimenticato l’odore buono del legno cotto e lucidato, per rivestirsi, malvolentieri, di quel terribile opprimente odore. Quelle poche volte che Gianni era fuori per qualche giorno, andavo di nascosto nella sua stanza, aprivo quella finestra sempre maledettamente chiusa, immaginando che l’odore frizzante della brezza proveniente dallo Stretto riuscisse ad avvolgere di freschezza marina quelle mura bianche farcite di grigiore olezzante. Ma niente! Sembrava quasi che l’aria profumata proveniente dall’esterno non ne volesse sapere di respirare quella stagnante sinfonia di odori spenti e marci. Ora che Gianni è altrove; ora che abbiamo ridipinto quelle mura; ora che la finestra si apre entusiasta sull’azzurro dello Stretto; ora … ancora ora quell’odore vive come su un trono reso stabile da ricordi e da un legame che dice nostalgia.
Frate Francesco

Comments (1)

fadettedicembre 15th, 2010 at 21:13

Un odore terribile ed opprimente che richiama alla mente nostaglia: gli odori rimangono nel naso e nei ricordi, la nostalgia vive nel cuore.
Bel brano, leggero e profondo allo stesso tempo.

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